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di Pietro Piovani


Il Messaggero, 26 ottobre 2020

 

Nel penitenziario di Rebibbia il teatro si fa ormai da molto tempo, ma per anni le messe in scena sono state solo maschili. Solo dal 2013 si sono cominciati a fare gli spettacoli con le donne. "Mi dicevano tutti: lascia stare, con le donne è complicato" racconta Francesca Tricarico, la regista e coordinatrice dell'attività teatrale nella Rebibbia femminile.

"Le detenute vivono il carcere con un'emotività diversa, spesso devono sopportare l'allontanamento dai figli, hanno forti sbalzi di umore, conquistare la loro fiducia è più difficile. Però - prosegue la Tricarico - quando riesci a entrare nel mondo di una detenuta, la sua partecipazione è totale".

I mesi del Covid hanno stravolto le regole del carcere, per mesi tutto si è interrotto, ma poi sono ripartite. Il progetto teatrale della Rebibbia femminile (che ha il nome "Le donne del muro alto") si è sdoppiato in due compagnie: quella di chi è ancora in carcere e quella di chi, per le misure anti-covid, ha ottenuto i domiciliati o l'affidamento.

La compagnia "esterna" sta lavorando a un audiolibro dello spettacolo "Ramona e Giulietta", versione omosessuale di "Romeo e Giulietta" ambientata nel carcere femminile. "Con noi c'è una signora di 73 anni, ha passato nove anni in cella e ora è ai domiciliari. Per venire alle prove si fa tre ore di viaggio con i mezzi, con la mascherina. L'ho detto: se le riesci a conquistare, l'adesione è totale".