di Giuseppe Rossi
emmepress.com, 7 settembre 2026
Sedici anni dopo la morte di Stefano Cucchi, la sorella Ilaria torna al reparto protetto dell’ospedale Sandro Pertini di Roma, dove il fratello perse la vita nel 2009. Con un’esperienza che va oltre il dolore personale, Ilaria Cucchi, senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra, denuncia una realtà invariata: le carceri italiane non hanno visto miglioramenti significativi. “Nulla è cambiato, le carceri restano luoghi chiusi”, afferma, sottolineando un sistema penitenziario in crisi e un modello che non risponde alle esigenze di rieducazione sancite dalla Costituzione.
Le condizioni non si sono evolute - Ilaria Cucchi ha visitato il reparto protetto dove suo fratello trascorse gli ultimi giorni di vita, e ha descritto una situazione che sembra rimasta ferma nel tempo. “Ci sono celle singole che chiamano ‘stanze di degenza’, ma sono celle”, ha detto, sottolineando la mancanza di spazi adeguati e la totale chiusura dei locali. I detenuti non possono camminare nei corridoi, non hanno momenti di convivialità e vivono in condizioni peggiori rispetto a quelle delle strutture carcerarie. “Qui dentro si vive persino peggio che nelle strutture carcerarie”, ha aggiunto, mettendo in luce un sistema che non risponde alle esigenze di umanità e rieducazione.
Le carceri restano luoghi chiusi e in crisi. Ilaria ha sottolineato che la situazione non si è migliorata, anzi, potrebbe essere persino peggiorata. “Sappiamo bene quali sono i problemi, oltre a quello culturale: queste realtà non interessano a nessuno”, ha detto, denunciando la mancanza di personale qualificato, assunzioni non effettuate e una mancanza di volontà politica a “aprire” le carceri allo sguardo pubblico. “Finché questi luoghi resteranno chiusi, nulla potrà cambiare”, ha affermato, sottolineando l’importanza di una maggiore trasparenza e coscienza civile.
Un fallimento delle riforme - La senatrice ha parlato di un fallimento della riforma penitenziaria, che non ha portato i cambiamenti sperati. “Pensavamo di aver fatto passi avanti, ma poco o nulla è cambiato”, ha detto, sottolineando che la situazione potrebbe essere persino peggiorata. Ilaria ha denunciato mancanza di personale qualificato, assunzioni non effettuate e una mancanza di volontà politica a “aprire” le carceri allo sguardo pubblico. “Finché questi luoghi resteranno chiusi, nulla potrà cambiare”, ha affermato, sottolineando l’importanza di una maggiore trasparenza e coscienza civile. Il caso Cucchi ha cambiato la giustizia italiana.
Dopo anni di processi, indagini e verità parziali, la giustizia è arrivata per Stefano, ma il dolore per ciò che è stato nascosto resta. “La giustizia è fatta dalle persone”, ha detto Ilaria, ringraziando i magistrati e gli avvocati che hanno permesso che per Stefano ci fosse giustizia. La sua voce, spesso sola, ha costretto le istituzioni a guardare dentro un sistema che, più che curare, ha spesso cancellato. Ilaria Cucchi, con la sua storia, rappresenta un simbolo di resistenza civile. La sua battaglia ha reso visibile un sistema penitenziario disumano, dove ancora oggi si muore di incuria, abbandono e violenza. Il suo ritorno al Pertini non è solo un atto di ricordo, ma un appello a un cambiamento che non può più aspettare.









