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di Rinaldo Frignani

Corriere della Sera, 8 giugno 2022

“Nel carcere sul lungotevere c’è un brutto clima, i detenuti si sono incattiviti anche a causa delle chiusure dei reparti per il Covid. Percepisco la tensione non appena varco il portone”. E ancora: “Bisogna far uscire prima chi ha quasi finito di scontare la pena”.

“Regina Coeli è peggiorata molto negli ultimi cinque anni. E il Covid ha scompaginato i normali assetti interni. Prima di tutto, è nato per essere un carcere circondariale, ovvero una struttura dove non ci sono detenuti con pene definitive ma solo per brevi reclusioni, invece oggi ci sono più di 400 persone con condanne da scontare anche lunghe, senza che ci siano le attrezzature adatte a questo scopo”. Gabriella Stramaccioni, fino al 31 maggio scorso Garante dei detenuti nominata dopo aver vinto un bando 5 anni fa e ora in proroga in attesa di quello nuovo che dovrà scegliere il Comune, è molto preoccupata.

Che clima c’è a Regina Coeli?

“Molto brutto. Percepisco tensione non appena varco il portone. Non ci sono spazi verdi per i detenuti, non ci sono attività ricreative e in pochi hanno la possibilità di lavorare. Anche se è appena arrivata una nuova direttrice, da Bologna, gli organigrammi del personale amministrativo e della penitenziaria sono in difficoltà. Così le persone detenute si incattiviscono, e il sovraffollamento di certo non aiuta”.

Quali sono le cause di questa situazione?

“Almeno negli ultimi due anni sicuramente il Covid, con i reparti chiusi e isolati, ha giocato un ruolo decisivo, anche se i problemi di Regina Coeli sono cronici. Non basta qualche lavoro di ristrutturazione nei reparti per far cambiare le cose. Il carcere è complicato anche dal punto di vista logistico, le celle sono piccole, gli spazi angusti. Solo fino al mese scorso poi c’erano 200 reclusi positivi, quindi vi lascio immaginare la situazione. Il fatto è che in questa città, come nel resto d’Italia, le condizioni di detenzione sono l’ultimo dei problemi. Ma bisogna fare molta attenzione perché poi si rischiano episodi come quello di lunedì sera”.

Di riabilitazione neanche a parlarne...

“Macché, come si fa? Quelle 400 persone condannate dovrebbero aver già iniziato il “trattamento”, ma qui non è possibile. Devono essere trasferite in altri istituti. La gente deve essere impegnata in qualcosa, a Regina Coeli non c’è la sezione per gli articoli 21, coloro che possono uscire a lavorare. Analoghe situazioni ci sono a Rebibbia, ma anche a Viterbo”.

Cosa bisognerebbe fare?

“Impegnarsi per far uscire prima, semmai con il braccialetto elettronico, chi ha fine pena brevi e puntare sulle misure alternative. Andiamo incontro all’estate, bisogna far scendere il sovraffollamento, anche perché non ci sono educatori. Il rapporto è uno per 200 detenuti. E in Parlamento ancora non si è vista la riforma dell’ordinamento penitenziario che, in tema di liberazione anticipata, prevede uno sconto di 75 giorni per buona condotta ogni sei mesi di detenzione”.