di Romina Marceca
La Repubblica, 16 dicembre 2021
Richiesti nuovi esami autoptici. Il particolare emerso dalla nuova perizia sulle carte sanitarie disposta dalla procura, che sulla morte del migrante tunisino di 26 anni ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Wissem Ben Abdel Latif è stato legato al letto durante il ricovero all'ospedale Grassi, per due giorni: il 23 e il 24 novembre scorsi.
È quanto emerge dalla nuova perizia sulle carte sanitarie disposta dalla procura, che sulla morte del migrante tunisino di 26 anni ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Abdel è morto il 28 novembre all'ospedale San Camillo, in un letto del Servizio psichiatrico. Anche lì è rimasto legato mani e piedi per almeno due giorni, dal 25 novembre. E così i giorni in cui è rimasto legato salgono a cinque. Tra il 27 e il 28 c'è un buco nei controlli.
Il migrante è arrivato nei due ospedali un mese e mezzo dopo il suo ingresso al Centro per il rimpatrio di Ponte Galeria. È lì che era stato richiesto un consulto psichiatrico e era stata prescritta una terapia con farmaci per disagio "schizo-affettivo". Ieri al Policlinico Umberto I sul corpo del tunisino è stato eseguito un nuovo esame esterno, visto che l'autopsia è già stata eseguita i primi di dicembre e senza avvertire i familiari. Sono state disposte radiografie e esami tossicologici. Le prime per comprendere se Abdel, come sostengono sei testimoni, abbia i segni di pestaggi da parte degli agenti dentro al Cpr. I secondi per accertare se è stato vittima di una terapia farmacologica sbagliata.
Ma la novità che arriva dalle carte sanitarie del Grassi non è di poco conto. Sulla cartella non vengono evidenziate situazioni critiche del paziente. Erano state valutate altre soluzioni alternative a quelle cinture, come disposto dalle linee guida? In cartella ci sono solo gli esiti degli esami di routine che erano regolari. C'era quella diagnosi sul disagio psichico, è vero. Ma era sufficiente? Sono tutti gli interrogativi di chi sta cercando di ricostruire come è morto Abdel. Sempre nelle linee guida c'è scritto che nella ricerca di soluzioni alternative c'è anche la richiesta di collaborazione alla famiglia. Peccato che i genitori di Abdel del ricovero del figlio non erano al corrente e hanno saputo della morte solo il 3 dicembre, cinque giorni dopo la sua fine e quando l'autopsia era stata già eseguita.
Adesso un altro duro colpo per i familiari del tunisino che da dieci giorni chiedono "verità e giustizia". Sotto esame dei periti di parte, compresi quelli del Garante dei detenuti, ci sono anche le cartelle cliniche del San Camillo. Il 25 novembre, giorno dell'arrivo di Abdel, viene annotato nella scheda l'inizio del "contenimento", alle 20. Nella scheda del 26 ci sono due controlli alle cinture alle 12 e alle 13. I controlli si fermano al 27 mattina. Cosa accade dopo? La famiglia continua a ripetere: "Era sano, non aveva alcuna malattia". E adesso su quel ragazzo morto anche la Regione Lazio indaga e a breve presenterà una relazione dettagliata sull'inchiesta interna aperta tre giorni fa.









