sguardoadest.it, 18 luglio 2025
“Benu” è il progetto site-specific permanente nel carcere di Rebibbia. Non potete ammirarlo come fate di solito con le consuete mostre che puntellano la città di Roma. È un viaggio virtuale, che il vostro cuore può fare guardando le foto che sono state scattate all’interno del penitenziario. È un percorso che ci fa fare l’arte, la bellezza che salverà il mondo come diceva Dostoevskij, dove la bellezza è quella spirituale, quella che ognuno di noi può coltivare per rinascere, proprio come hanno fatto le donne del Carcere di Rebibbia. L’arte è un mezzo, un veicolo che ci libera e ci libra verso la speranza, quella che bisogna coltivare, nutrire con ogni pretesto, ogni giorno. Ed è proprio questo il cammino che hanno intrapreso le detenute del Carcere di Rebibbia con il supporto di Eugenio Tibaldi, artista sempre attento ai temi sociali che coinvolgono persone e territori ai margini.
Il progetto Benu, a cura di Marcello Smarrelli e promosso dalla Fondazione Severino e dalla Fondazione Pastificio Cerere, è stato realizzato in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Entrambe le Fondazioni collaborano da anni in progetti congiunti che hanno l’obiettivo di portare l’arte contemporanea all’interno degli istituti di detenzione. “Eugenio Tibaldi - racconta Marcello Smarrelli curatore del progetto - si è calato con profonda umanità e con un’empatia non comune all’interno del contesto carcerario, costruendo con le detenute una relazione forte che ha permesso loro di superare ogni forma di diffidenza, infondendo nuova fiducia nelle loro possibilità. Attraverso l’ausilio del disegno le detenute hanno potuto raccontarsi, mettendo a nudo i loro pregi e difetti che sono diventati altrettanti attributi di queste fenici immaginarie che diventano un autoritratto collettivo. Tibaldi ha sperimentato nel carcere una nuova modalità di committenza, dove l’opera d’arte torna ad essere materia viva che pulsa in uno spazio abitato da chi ha contribuito a realizzarla attraverso la manifestazione dei propri desideri e necessità”.
Benu nel Carcere di Rebibbia - Cos’è Benu? A cosa fa riferimento questo termine misterioso? Se la parola vi evoca qualcosa di antico e ancestrale non vi sbagliate. Si tratta di una creatura mitologica, un uccello dalle lunghe ali colorate in cui predominano il rosso e l’oro. Per gli antichi egizi era un uccello sacro, consacrato a Ra, divinità del Creato, per i greci, e poi per i cristiani invece, si trasforma nella mitica Fenice, simbolo di rinascita e rigenerazione. Ed è proprio con spirito di rinascita che le donne del Carcere di Rebibbia hanno abbracciato con entusiasmo il progetto artistico di Eugenio Tibaldi, che ha organizzato un percorso partecipativo ricco di confronti, stimoli e dialoghi. I laboratori sono stati un momento di ascolto finalizzati alla raccolta di storie personali, aspirazioni e desideri tradotti in forma simbolica attraverso la pratica del disegno. Carioca ha fornito tutti i materiali (dalla carta alle matite, dai colori ai pennarelli) per la realizzazione dei laboratori e dei workshop.
Come ha ricordato Paola Severino: “L’arte è uno strumento formidabile per chi ha la fortuna di poterla praticare e consente - tra le altre cose - di fare emergere delle parti di sé e del proprio vissuto, di lavorare sull’autostima e di ritagliarsi dei momenti di serenità. Realizzare un’opera permanente in un istituto di detenzione significa contribuire a rendere il carcere un luogo capace di dialogare con la società e creare un ponte tra il dentro e il fuori. Attraverso questo progetto speriamo di avere avvicinato al bello le detenute che vi hanno partecipato e di avere acceso un faro su un luogo dimenticato dai più, che meriterebbe invece maggiore considerazione.
Attraverso il contributo della cittadinanza il carcere potrebbe infatti diventare davvero un luogo nel quale i detenuti vengano aiutati ad acquisire gli strumenti per un nuovo percorso nella legalità”. L’arte è sempre più veicolo di valori, mezzo espressivo attraverso cui trasmettere il proprio mondo interiore in relazione a ciò che ci circonda. In questo senso, il progetto Benu nel Carcere di Rebibbia è stato un momento di costruzione creativa, che ha permesso alle detenute di esprimere attraverso il disegno le storie personali e il proprio immaginario, consentendo di porre piccoli mattoncini per iniziare a costruire un futuro di rinascita e rigenerazione.











