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L’Osservatore Romano, 2 ottobre 2022

Opere dei detenuti esposte nella Scuola della Polizia Penitenziaria intitolata a Giovanni Falcone. L’arte come strumento per liberare la mente, ma anche come occasione per riflettere: è questo l’obiettivo del progetto “Liberi Art” attivo nella casa circondariale di Reggio Emilia, grazie al quale una selezione di opere di detenuti sono state esposte nella Scuola di Formazione e aggiornamento per il personale del Corpo e dell’amministrazione Penitenziaria di Roma “Giovanni Falcone”. A ideare il progetto, poco più di un anno fa, l’artista Anna Protopapa, da tempo volontaria nelle carceri della città. “La prima opera che abbiamo realizzato era ispirata all’Enciclica “Fratelli Tutti” di Papa Francesco - racconta - in questo modo abbiamo fatto sentire ai ristretti che un messaggio universale era rivolto anche a loro, che lo hanno fatto proprio impegnandosi a viverlo ogni giorno”.

Da allora il laboratorio ha affrontato tematiche quali il contrasto al bullismo, la violenza sulle donne e la lotta alla mafia, difficili da trattare fuori da un percorso artistico, ma anche ideali quali la giustizia, la libertà e la legalità.

Nell’occasione, una delegazione di detenuti ha donato alla Polizia penitenziaria un quadro con lo stemma araldico del Corpo, mentre un altro raffigurante l’emblema della Repubblica italiana è stato donato alla ministra della Giustizia, Marta Cartabia, rappresentata all’evento dal Capo dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Carlo Renoldi, il quale ha sottolineato che iniziative come questa interpretano correttamente la Costituzione italiana secondo cui il carcere non è solo come luogo di punizione, ma anche di cambiamento, e riempiono il tempo vuoto della detenzione di riflessioni sulla propria condotta e sulla possibilità di riscatto.

Una terza tela, opera della maestra d’arte Protopapa che ha voluto rendere omaggio ai magistrati vittime di mafia Falcone e Morvillo, è stata donata alla Scuola di Polizia Penitenziaria intitolata proprio al giudice ucciso nella strage di Capaci. “Il carcere è parte del territorio - ha proseguito Renoldi -, può cambiare solo con gli stimoli, i suggerimenti e le esperienze che vengono dalla comunità, perché come ci insegna Papa Francesco “Nessuno si salva da solo”, perciò anche noi dobbiamo agire e lavorare come comunità”.

Dalle tele intarsiate di pezzi di stoffa ai modellini delle invenzioni di Leonardo riprodotte con gli stuzzicadenti, le opere in mostra sono realizzate con tecniche e materiali diversi, spesso di riciclo o frutto di donazioni, e hanno come denominatore comune l’idea che cambiare è possibile: “Con l’arte riesco a esprimere cose che prima non riuscivo a dire”, è la testimonianza di Siljan, ex ristretto, oggi in detenzione domiciliare che ha preso parte al laboratorio Liberi Art.

Hanno partecipato all’evento anche Anna Angeletti, direttrice della casa di reclusione di Paliano, in provincia di Frosinone, unica in Italia a ospitare esclusivamente collaboratori di giustizia, i quali hanno realizzato i cavalletti in legno su cui sono state esposte le opere, e Alessandro Gisotti, vicedirettore editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, il quale ha sottolineato l’attenzione sempre viva di Papa Francesco per il mondo del carcere e l’impegno a farsi prossimi delle persone private della libertà, ricordando come la visita del Santo Padre a un istituto di pena minorile a Panama durante il viaggio nel gennaio 2019 abbia consentito idealmente ai giovani reclusi di essere parte della XXXIV Giornata mondiale della Gioventù.