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di Alberto Gottardo e Francesca Sironi

Corriere della Sera, 26 maggio 2025

L'Atletico Diritti è una società sportiva che permette la partecipazione a campionati ufficiali per la squadra di calcio a cinque delle detenute. Dalle grate arriva della musica, odore di mensa, qualcuna che litiga, qualcuna che ride ad alta voce. Rebibbia è il carcere femminile più grande d'Europa. Vivono qui dentro, in una città nella città alla periferia di Roma, 366 detenute. Trecento donne che hanno la speranza di farcela, di superare il percorso di detenzione per uscire più consapevoli. E non più disperate.

Quella fra disperazione e speranza, fra inclusione e abbandono, è la partita che gioca Atletico Diritti, società sportiva fondata nel 2014 dalle associazioni Progetto Diritti e Antigone, ente no profit che da decenni si batte per migliorare le condizioni di detenzione e far conoscere all'esterno l'esperienza dei detenuti e delle detenute. Anche attraverso lo sport.

​Atletico Diritti è una società sportiva che permette la partecipazione a campionati ufficiali di categoria, con il calcio a cinque per le detenute, e per i detenuti dell'istituto penale maschile, a fianco, il Tennis Tavolo. Per le associazioni, il campionato significa costante rapporto col “fuori”, la possibilità di scoprire ed esercitare il diritto al movimento e allo sport. Per le detenute, è un momento con un peso diverso, più leggero, è la possibilità di uscire ogni settimana per gli allenamenti e incontrare le compagne di squadra, è la soddisfazione del goal e il supporto del tifo. Per le educatrici, è un modo per lavorare con le detenute sul rispetto delle regole e degli avversari, sulla collaborazione e lo spirito di gruppo. Atletico Diritti ha avuto fin dal principio il patrocinio dell’Università Roma Tre, al quale nel 2016 si è aggiunto quello della Coalizione Italiana Libertà e Diritti Civili (Cild). La squadra di calcio a cinque è la protagonista del nono episodio della docu-serie Rivincite, realizzata da Somewhere Studio.

Nel suo ultimo rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia, Antigone ricorda gli 88 suicidi avvenuti in carcere nel 2024. Non sono mai stati così tanti. Morti silenziose, non guardate e inaccettabili, perché sono il dolore muto di persone che erano sotto la custodia dello Stato. Sovraffollamento, mancanza di percorsi orientati al reinserimento sociale, strutture inadeguate, carenza di personale e di esperti, assenza di attività sociali. Sono tanti i punti sui quali il rapporto chiede al Dipartimento di amministrazione penale di intervenire, aprendo le porte ad iniziative che favoriscano il rapporto con l'esterno: l'unico modo per far sì che scontare una pena corrisponda alla possibilità di cambiare, riducendo il rischio di isolamento, e di recidiva.

Atletico Diritti è un esempio, un progetto che esiste da 10 anni e continua a crescere, facendo rete con altre esperienze. Le divise sono di “Made in Jail”, la sartoria di Rebibbia, che ha recentemente partecipato al progetto “Un passo alla volta”, sostenuto da fondi europei per la Coesione, che ha visto oltre 600 ore di attività per persone tra i 25 e i 54 anni di età sottoposte ad un provvedimento definitivo di condanna, per l'inserimento lavorativo. Nel Lazio sono stati finanziati da Bruxelles oltre due milioni e mezzo di progetti. Ne servono altri, e ancora. Per mantenere viva la fantasia, la possibilità di futuro, durante la pena. Come dice il fondatore di Made in Jail: “Mi chiedevo se in carcere la fantasia, la creatività, l’immaginazione, potessero essere anestetizzati dall’oggettiva avvilenza, dall’impossibilità di autodeterminare un solo giorno della propria esistenza. Mi chiedevo se il carcere potesse produrre altro da sé”.

“Rivincite” è una docu-serie realizzata con il sostegno finanziario dell'Unione Europea. Il suo contenuto è esclusiva responsabilità di Somewhere Studio e non riflette necessariamente le opinioni dell'Unione Europea. Somewhere Studio garantisce l'indipendenza, il rigore e la completa autonomia nella scelta e nel trattamento degli argomenti.