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di Luca Monaco


La Repubblica, 5 gennaio 2022

 

Malato di tumore, è rinchiuso in una cella al secondo piano del reparto G9 nel carcere di Rebibbia. La protesta del garante dei detenuti. "E rischia anche di essere contagiato dal Covid".

"Sembra uno zombie - sospira la Garante dei detenuti di Roma Gabriella Stramaccioni - è sconvolto, farfuglia parole sconnesse, indossa gli stessi vestiti dal giorno in cui è entrato e non si ricorda se gli abbiano mai fatto la visita medica".

Che per lui, a meno di ulteriori follie della Giustizia, significherebbe finalmente poter tornare a casa. Invece, a 87 anni, malato di tumore, Bruno è rinchiuso in una cella al secondo piano del reparto G9 nel carcere di Rebibbia. Tutto questo nonostante l'età avanzata, nonostante il Covid, nonostante una serie di malattie gravi.

"Non parliamo di un mafioso né di un delinquente incallito - aggiunge Stramaccioni - far entrare in carcere una persona di 87 anni, in piena pandemia, sapendo che bisogna rispettare la quarantena e il distanziamento è un'assurdità, specie in una struttura già sovraffollata".

Romano di San Paolo, una moglie e due figli, Bruno il 14 dicembre è stato condannato dalla corte di Cassazione a cinque anni di reclusione. Il giorno dopo è arrivato l'ordine di esecuzione della pena: la polizia è andata a prenderlo a casa e l'ha portato al commissariato Colombo, dove ha dovuto trascorrere la notte in attesa che venisse assegnato a un carcere. Il 16 dicembre è entrato a Rebibbia, dove è rimasto in quarantena fino a Capodanno. "Il 17 dicembre ho presentato subito istanza per mandarlo a casa - spiega l'avvocato Mario Miano - il 20 l'ufficio di Sorveglianza ha chiesto al carcere una istruttoria sanitaria per accertare le sue condizioni di salute. L'ultima volta che abbiamo parlato in videochiamata, il 29 dicembre, era ancora in quarantena e non era stato visitato. Da Rebibbia non si riesce più ad avere notizie sul suo stato di salute".

Il reato per il quale è stato condannato l'87enne non prevede misure alternative al carcere. Bruno è diabetico, ha avuto un tumore al pancreas e a ottobre gli è stato trovato un nudulo di 7 millimetri al polmone sinistro. Il giorno prima della condanna aveva fatto la biopsia al Regina Elena, adesso è in carcere, senza telefono, non sa il risultato.