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di Orazio La Rocca

La Repubblica, 28 maggio 2022

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, omaggiati anche dal mondo dell’arte a trenta anni dalla strage di Capaci e di via D’Amelio, inseriti in una ideale galleria di martiri della giustizia, del libero pensiero e dei diritti umani di qualsiasi epoca. Al di là di colori politici, religioni, nazionalità. È il messaggio che il pittore Carlo Inglese lancia nella sua nuova esposizione personale al NOA (Nuova Officina delle Arti) di Largo Giorgio Maccagno 28, a Roma.

La mostra - intitolata Parla piano. Di silenzi e di censure resterà aperta al pubblico fino al 26 luglio - è dedicata ai grandi personaggi storici che si sono battuti per la libertà, la pace, rispetto della legge, non violenza, contro guerre e corsa agli armamenti, difesa dei poveri, fino al martirio, con testimonial d’eccezione. Primo tra tutti, Cristo, affiancato dalle figure più significative del Novecento e del Terzo Millennio, sia religiose che laiche. Ed i due magistrati vittime, insieme alle loro scorte, della mafia di trenta anni fa ne sono di sicuro gli esempi che hanno maggiormente colpito l’opinione pubblica nel secolo scorso.

Carlo Inglese - seguendo un filo conduttore ispirato ai contenuti della Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo e ai più grandi fatti di cronaca degli ultimi decenni -, reinterpreta Falcone e Borsellino insieme ad una serie di figure di ieri e di oggi che - a partire da Gesù crocifisso -, hanno segnato la Storia battendosi per il bene comune e la pace, come, tra gli altri, Martin Lutero, Martin Luter King, Ghandi, papi (Giovanni Paolo I, Benedetto XVI...), altre vittime delle mafie (Peppino Impastato...), ma anche sportivi e nomi dello spettacolo (Pier Paolo Pasolini, Enzo Tortora, Marylin Monroe, Mia Martini, Marco Pantani...).

Nomi e volti noti al grande pubblico dipinti con una tecnica d’avanguardia, tipica dell’arte pittorica di Carlo Inglese, basata sulla ricerca e l’armonia dei colori, l’uso di materiali cosiddetti poveri, ma che hanno dato ai primi piani dei personaggi ritratti dall’artista espressioni vive, dinamiche, così come sono rimaste nei ricordi della gente.

“Martiri, testimoni (forse in molti casi loro malgrado) di un tempo che ancora, duemila anni fa come oggi, non tutela le minoranze o non consente al dissenso di esprimersi. A loro Carlo Inglese nelle sue tele - spiega Francesca Rinaldi curatrice della mostra - tappa letteralmente la bocca con un nastro rosso a forma di croce posto sulle labbra. Ci piacerebbe che almeno in questo piccolo spazio si possa loro rendere giustizia anche solo con un ricordo e un senso di riconoscenza”.

Parla piano. Di silenzi e di censure, si legge nella nota dell’ufficio stampa del Noa, “nasce per essere un piccolo e doveroso omaggio a quei personaggi considerati “scomodi”, figure con una visione del mondo utopistica, sognatori impopolari o semplicemente amanti della giustizia e dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani. Statisti, uomini di fede, intellettuali, personaggi dello spettacolo, uomini politici, papi, giornalisti, atleti, artisti; tutti accomunati dall’aver vissuto o dall’essersi espressi fuori dal coro...il colore della pelle, l’orientamento sessuale, il pensiero politico, la scelta di denunciare anziché tacere, il desiderio di verità e di giustizia o un ideale non canonico sono stati la loro “colpa”.

A loro Carlo Inglese, nelle sue tele esposte al NOA, “dopo aver sapientemente mescolato a manifesti e carte varie in stile dripping (gocciolante), bitume, calce e bruciature - concludono i curatori della mostra - pone sulle labbra una vistosa croce rossa per ricordare graficamente l’ingiuria del silenzio imposto con forza e violenza ai martiri della pace e della giustizia esposti alla mostra e, idealmente, a tutte le anonime vittime cadute per gli stessi valori in ogni tempo e paese”. Provocazione-monito a futura memoria.