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di Luca Monaco

La Repubblica, 27 luglio 2026

Deyab Elnemr Ehab, egiziano, faceva la guida turistica al Colosseo: era stato arrestato l’11 febbraio. Il 10 luglio doveva andare a casa, l’11 è stato trovato morto in cella. “Era in salute”. Il 10 luglio scorso avrebbe dovuto lasciare il carcere di Rebibbia, dove era detenuto dall’11 febbraio scorso, per passare agli arresti domiciliari. E invece il giorno successivo, sabato 11 luglio, Deyab Elnemr Ehab, un uomo egiziano di 37 anni, è stato trovato morto in cella. L’ex moglie ha ricevuto la comunicazione dal carcere intorno alle 22. Poche parole, per informare la famiglia che Deyab non c’era più. Eppure la sua morte al momento resta un giallo sul quale indaga la procura. Il sostituto procuratore Andrea D’Angeli ha disposto l’autopsia, che è stata eseguita nei giorni scorsi all’istituto di medicina legale del Policlinico di Tor Vergata.

La dottoressa Stefania Urso non ha rilevato segni di violenza sul corpo, ma si è riservata 90 giorni di tempo per completare la consulenza. Sarà l’esito degli esami tossicologici e istologici, sui campioni di tessuto prelevati alla vittima, a stabilire come sia morto Deyab. Ha avuto un malore improvviso, oppure è morto per avvelenamento? Sono solo alcune ipotesi. Perché il trentasettenne era in salute, da quello che si è saputo non aveva patologie pregresse. Era arrivato a Roma sette anni fa, da allora si era sempre guadagnato da vivere lavorando come “acchiappino” per conto delle agenzie che offrono giri turistici tra il Colosseo e i Fori Imperiali. “Deyab era integrato - racconta chi l’ha conosciuto, ma preferisce rimanere anonimo - aveva il permesso di soggiorno e non aveva mai avuto problemi con la giustizia”. Fino a quando, nella serata dell’11 febbraio scorso, la coinquilina, una ragazza marocchina di 31 anni, non l’aveva denunciato per violenza sessuale. Perché? Deyab era entrato nella sua stanza e aveva tentato un approccio, le aveva toccato le gambe mentre lei dormiva nel letto. Incassato il rifiuto, l’uomo aveva attaccato: “Se non vuoi stare con me, allora devi lasciare l’appartamento”.

La chiamata al 112 e delle accuse ben più gravi formulate inizialmente dalla vittima (“Ha tentato di violentarmi”) avevano fatto scattare l’arresto. Poi, durante l’udienza del 7 luglio scorso, la donna ha ritrattato le accuse (“Mi ha toccato le gambe”), la posizione di Deyab si è attenuata e il presidente della seconda sezione, il 10 luglio, ha disposto gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. La donna aveva già cambiato casa. Gli agenti della penitenziaria hanno accompagnato Deyab all’appartamento in via Treccani, a Torre Gaia: l’uomo non è riuscito a entrare perché il suo mazzo di chiavi era rimasto dentro l’alloggio dal giorno dell’arresto. Così è stato riportato in cella in attesa che i suoi familiari riuscissero a recuperare le chiavi: dopodiché avrebbe dovuto presentare un’istanza per andare finalmente ai domiciliari. Il giorno dopo Deyab è morto in carcere.