di Silvia Fumarola
La Repubblica, 24 ottobre 2024
La figlia Camilla: “Papà ne sarebbe fiero, era vicino ai detenuti. Verrà messo in scena il 20 maggio al Teatro Parioli di Roma”. Il suo camerino è al Teatro Parioli, che oggi porta il suo nome ed è stato per una vita la sua seconda casa. Ed è nel teatro romano che è stato presentato il premio intitolato alla memoria di Maurizio Costanzo, che sarà assegnato al migliore spettacolo scritto dai detenuti. “Mio padre” dice la figlia Camilla Costanzo “è stato sempre vicino al mondo delle carceri”. È il primo progetto della neonata Associazione Maurizio Costanzo, ideata dai figli del giornalista, Camilla, Saverio e Gabriele, insieme ad alcuni degli amici e collaboratori storici (Giorgio Assumma, Lorenzo Vecchione, Fabio De Palo e Valentino Tocco).
In platea, con i giovani allievi della Scuola di polizia penitenziaria, Rita Dalla Chiesa e Giancarlo Leone, lunga carriera in Rai, amici storici di Costanzo. “Siamo emozionati - dice Camilla sul palco - perché anche se papà è morto da un anno e mezzo, sembra sia passato un minuto... Con i miei fratelli e altre persone care, che sono diventate famiglia, abbiamo deciso di dar vita a questa associazione perché siamo convinti che papà sia stato un patrimonio di tutti e vogliamo portare avanti le sue battaglie civili. Fece una puntata del talk show da Rebibbia, ero ragazzina, portò me e mio fratello: lì ho capito tante cose di lui. Col programma Altrove, raccontò gli istituti di pena. Oggi credo che sarebbe felice di questa iniziativa”.
Ogni compagnia teatrale delle carceri potrà presentare uno o più spettacoli, realizzati dai detenuti, e i lavori saranno valutati da una giuria di esperti presieduta dal regista e conduttore Pino Strabioli. Il testo vincitore sarà messo in scena al teatro Parioli il 20 maggio. A firmare l’accordo il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, al fianco del capo del Dap Giovanni Russo, che spiega: “Nelle 191 carceri italiane esistono 150 laboratori teatrali e 120 compagnie: accanto ai detenuti che recitano tanti altri partecipano ai lavori come scenografi, truccatori, costumisti, misurandosi con professioni che possono costituire occasioni di riscatto una volta riacquistata la libertà. Anche così” sottolinea Russo, che quando era magistrato a Napoli incontrò Costanzo proprio al Parioli “si combatte il rischio che le persone in detenzione possano essere attirate nelle grinfie della criminalità oppure si può allontanarle dal miraggio dello stereotipo criminale in cui hanno vissuto”.
“Costanzo, oltre che uomo di profonda cultura, mai ostentata, era uomo di grande equilibrio che tuttavia - osserva Delmastro, ricordando di essere cresciuto guardando il talk show - sapeva che con la mafia non doveva esserci equilibrio, tanto che decise di puntarci contro in modo frontale, con un coraggio straordinario e gesti eclatanti come quello di bruciare la maglietta con la scritta ‘mafia made in Italy’. È entrato negli istituti e ha dato voce a tutti, ai detenuti e alle guardie carcerarie, perché nella sua profonda cultura nazionalpopolare sentiva quello che disse un altro intramontabile, Pasolini, secondo cui gli uomini in divisa sono i veri figli del popolo”.










