di Chiara Adinolfi
Il Messaggero, 28 aprile 2025
“Useremo l’eredità per i detenuti”. Questo luogo è salvo grazie alle ultime volontà di papa Bergoglio, che ha deciso di elargire al “Pastificio Futuro” 230 mila euro dal suo conto personale per estinguere parte del mutuo che ancora pesava sull’azienda artigianale. Rinascere una seconda volta, mescolando l’acqua alla farina. La ricetta per il riscatto sociale si basa su pochi e semplici ingredienti, come quelli che danno forma alla pasta. È questo l’insegnamento che papa Francesco aveva dato ai giovani del carcere minorile di Casal del Marmo durante la sua prima visita nell’istituto, nel 2013. Lo stesso messaggio che oggi, grazie all’ultima donazione fatta dal pontefice prima di morire, continua a nutrire le speranze dei giovani detenuti.
Siamo a Casal del Marmo, periferia nord ovest della Capitale. Se c’è un luogo che più di tutti è in grado di rappresentare il pontificato di Francesco, è questa palazzina dell’istituto penale fino a pochi anni fa abbandonata, dove oggi è attivo un pastificio. Un luogo che dà una seconda opportunità ai giovani con condanne penali ma che si trovava in difficoltà economiche. Oggi quel luogo è salvo grazie alle ultime volontà di papa Bergoglio, che ha deciso di elargire al “Pastificio Futuro” 230 mila euro dal suo conto personale per estinguere parte del mutuo che ancora pesava sull’azienda artigianale. Un progetto nato proprio a seguito della prima visita del pontefice nel carcere minorile romano.
È questo, infatti, il primo luogo visitato dal Bergoglio subito dopo la sua elezione, nel 2013. In occasione del giovedì santo, quando la Chiesa ricorda l’Ultima Cena e la lavanda dei piedi, Francesco si inginocchiò per lavare i piedi ai giovani detenuti. Poi disse ai ragazzi: “Non lasciatevi rubare la speranza”. E invitò gli operatori a fare qualcosa di concreto per i giovani detenuti. Chi recepì subito fu padre Gaetano Greco, l’allora cappellano del carcere minorile, oggi scomparso. “Nacque da lì, l’idea di un pastificio - racconta Elio Grossi, vicepresidente del pastificio e volontario nell’Istituto penale minorile - abbiamo pensato alla pasta perché è un prodotto semplice, quotidiano. E abbiamo pensato che un laboratorio artigianale potesse coinvolgere i nostri ragazzi, insegnarli un mestiere e dargli un’opportunità di lavoro”. Il luogo c’era già: una palazzina inutilizzata dell’istituto penale. Ma andava riqualificata e adibita a pastificio. Così, una volta ottenuto il finanziamento (parte dalla Caritas, parte da un mutuo contratto con il ministero dello Sviluppo economico), sono iniziate le attività di ripristino e adeguamento. Per completare il progetto ci sono voluti 10 anni. Poi, nel 2023, l’inaugurazione. Lo stesso anno in cui, sempre a distanza di 10 anni dalla prima volta, il pontefice è tornato nuovamente a Casal del Marmo. “E in quella occasione - spiega Elio Grossi - il papa ha benedetto una delle trafile in bronzo che utilizziamo per realizzare la pasta. Ma il pontefice aveva già delle difficoltà motorie, e questo gli ha impedito di visitare fisicamente tutto il pastificio”.
Non ha smesso, però, di pensare ai ragazzi del carcere. Tanto che a loro ha rivolto il suo ultimo lascito. “Il Papa ha continuato a seguire le vicende del pastificio tramite le informazioni che gli arrivavano da monsignor Benoni Ambarus, per tutti “Don Ben. E quando ha saputo che stavamo avendo delle difficoltà economiche per far fronte alle rate del muto, ha voluto darci il suo aiuto”. Ora, grazie al contributo del pontefice, sarà possibile abbassare il prezzo della pasta, aumentare le vendite e, in questo modo, incrementare anche la produzione. “Il nostro obiettivo - spiega ancora il volontario - è offrire questa opportunità lavorativa a molti più ragazzi e ragazze”.
Oggi nel pastificio sono assunti, con contratti regolari, solo quattro giovani. Ma il laboratorio è realizzato per poter ospitare fino a 20 lavoratori, e quindi sostenere un considerevole aumento della produzione. Quando hanno saputo della donazione, “i ragazzi sono stati felicissimi. Per loro questo luogo è il futuro - dice ancora Grossi - Grazie al lavoro nel pastificio, i detenuti si interfacciano con una realtà lavorativa, rispettano dei tempi e degli orari, e questo li responsabilizza molto”. La morte del pontefice ha segnato anche i detenuti del carcere, per i quali Bergoglio aveva un’attenzione particolare. “Non dimenticheranno mai lo sguardo che il Papa posava su di loro - dice Elio Grossi - ha voluto salutarli uno per uno, scambiando con loro un abbraccio sincero. Ha lasciato un segno nelle loro vite”.











