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di Graziella Di Mambro

Latina Oggi, 4 ottobre 2026

Era andato in giro a torso nudo: questa la colpa del dj aggredito nel carcere di Rebibbia. Lo riporta l’ordinanza a carico di 5 detenuti che col pestaggio ne provocarono la morte. È stata una maledetta maglietta non indossata a condannare a morte Francesco Valeriano. Le cinque persone individuate come gli autori del pestaggio avvenuto nel carcere di Rebibbia costato la vita al dj di Formia hanno effettuato una spedizione punitiva perché qualche giorno prima Francesco se ne era andato in giro per il braccio in cui era recluso a torso nudo.

Lo riporta il gip Roberto Ranazzi nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di cinque detenuti. Nell’ordinanza viene ricostruita la sequenza agghiacciante del feroce pestaggio di Francesco Valeriano, avvenuto intorno alle 8.30 del 30 maggio 2025, come ricostruito in base alle videocamere interne e grazie alle testimonianze di altri tre detenuti che hanno assistito all’aggressione, sono stati a loro volta picchiati e minacciati, nonché costretti a pulire il sangue. Il blitz è avvenuto nella cella numero 9 occupata da Valeriano e altre cinque persone. 

Durante il pestaggio gli aggressori ordinarono ai cinque compagni di cella di non muoversi né chiamare aiuto e una volta finito “il lavoro” hanno intimato a tutti di ripulire la stanza dal sangue per non attirare l’attenzione degli agenti. Cosa in parte riuscita perché il primo soccorso a Valeriano ci sarà intorno alle 9.30 e quando la polizia penitenziaria ha constatato che il dj era incosciente lo ha portato al Policlinico Umberto I, dove è arrivato alle 10.40. Uno dei detenuti che ha assistito al pestaggio ha detto che gli altri sembravano delle “furie” mentre picchiavano Valeriano ma anche altri due detenuti.

La vicenda della maglietta è stata dunque la causa scatenante, un motivo futilissimo, ma c’è anche dell’altro riportato nell’ordinanza. Risulta che la sera del 29 giugno gli occupanti della cella 9 si erano ubriacati con della grappa artigianale acquistata in precedenza da alcuni degli aggressori e questi ultimi temevano delle conseguenze disciplinari per il disturbo causato nella sezione con la “baldoria” della sera precedente. Tutto ciò che i compagni di cella di Valeriano hanno riferito è stato confermato dalle immagini delle telecamere: di fatto tutta la storia è durata quasi due ore, dalle 8.37, quando sono entrati i due autori principali, alle 10.28 quando sono arrivati i primi soccorsi. Ora, a un anno e mezzo di distanza dai fatti, gli atti rimandano la cruda fotografia di ciò che è accaduto in un carcere italiano dove Francesco avrebbe “solo” dovuto pagare per il reato che gli era stato contestato ad aprile del 2025 e invece lì dentro ci è morto. 

Uno degli aggressori aveva indossato dei guanti da palestra per non rischiare di farsi male alle mani. Per il gip “ciò che colpisce è la brutalità degli aggressori, i quali hanno dato sfogo alla loro indole violenta per motivi assolutamente abietti e futili, accanendosi contro Valeriano, sempre inerte, anche dopo la caduta dalla brandina, colpendolo ripetutamente anche se esanime e incapace di difendersi o di manifestare qualsiasi resistenza”.