di Maria Teresa Squillaci
www.vocidiroma.it, 27 marzo 2015
Via le sbarre dagli ospedali giudiziari, dal 31 marzo saranno sostituiti dalle Rems. Al Museo di Roma in Trastevere 40 disegni sul disagio mentale. Oggi oltre 700 persone in Italia sono internate negli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg). La loro definitiva chiusura è stata stabilita da un decreto, convertito in legge il 17 febbraio 2012, con scadenze via via prorogate.
L'ultima data fissata è il 31 marzo 2015. Proprio a cavallo del fatidico giorno (dal 25 marzo al 3 maggio 2015), il Museo di Roma in Trastevere ospiterà la mostra I volti dell'alienazione. L'esposizione raccoglie 40 disegni e 70 studi dell'artista e designer milanese Roberto Sambonet realizzati tra il 1951 e il 1952 nel manicomio di Juqueri, in Brasile, che raccontano il complesso fenomeno del disagio mentale.
Guardare a queste persone come pazienti bisognosi di cure e non come criminali, è questo l'obiettivo della campagna di sensibilizzazione a cui questa mostra vuole dare il suo contributo. Da tempo si parla del trasferimento della sanità penitenziaria dal ministro della Giustizia a quello della Salute, aumentando e potenziando i percorsi alternativi e riabilitativi per i pazienti malati, ma così non è stato. Almeno fino ad oggi.
L' articolo 32 della Costituzione Italiana è chiaro "La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana". A seguito della riforma penitenziaria (legge 25 luglio 1975 n°354) gli ospedali psichiatrici giudiziari hanno rimpiazzato i "manicomi giudiziari". In Italia, sono sei gli ospedali giudiziari: uno in Sicilia (Barcellona Pozzo di Gotto), due in Campania (Aversa e Napoli), uno in Toscana (Montelupo Fiorentino), uno in Emilia Romagna (Reggio Emilia), uno in Lombardia (Castiglione delle Stiviere). Ospitano oltre 700 persone.
Il primo piano di superamento delle Opg risale al 2008. Da allora, sono state tante le inchieste che hanno denunciato il pessimo stato di molte di queste strutture. In particolare dal 2010 quando la commissione parlamentare d'inchiesta presieduta dall'attuale Sindaco di Roma Ignazio Marino, entrò per la prima volta in questi manicomi. Le condizioni erano simili a quelle delle carceri italiane: stanze con quattro internati invece di due, letti sporchi, bagni impossibili da usare e pessime condizioni igieniche dei detenuti.
"Non potrò mai dimenticare quando entrammo a Barcellona Pozzo di Gotto e vidi il letto di contenzione - racconta Michele Saccomanno, relatore della commissione di inchiesta sugli Opg - chiamarlo letto era una vergogna, era una branda semi arrugginita con un foro centrale che il malato, nudo e legato con delle corde, usava per defecare e urinare. C'era poi un altro, rinchiuso da 25 anni solo perché omosessuale, non aveva fatto niente ma la famiglia non lo voleva perché si vergognava". Secondo l'ex senatore gli internati sono persone malate e come tali vanno curate e recuperate nel pieno rispetto della dignità umana e dei diritti costituzionalmente garantiti: "Dimentico i ritardi, dimentico tutto, finalmente non ci sarà più un mondo veramente vergognoso come quello che abbiamo raccontato".
Dal 1 aprile 2015 dopo anni di rinvii, come fissato dalla legge 81/2014, gli Opg dovranno essere chiusi. Al loro posto ogni regione dovrà rendere operative strutture residenziali definite Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). Le Regioni inadempienti rischiano il commissariamento. Per finanziare la creazione o la riconversione delle strutture esistenti, il Parlamento ha già stanziato 120 milioni di euro (più 38 milioni per il personale) nel 2012 e 60 milioni (più 55 milioni per il personale) nel 2013.
Le Rems non saranno più strutture carcerarie in senso stretto ma finalizzate alla riabilitazione dei pazienti internati. Ci saranno reparti più piccoli, per un massimo di 20 posti letto ciascuno, con un aumento del personale e si toglieranno le sbarre dalle finestre. Una struttura come quella di Castiglione delle Stiviere oggi accoglie 160 pazienti. Da aprile si trasformerà in 8 residenze per accogliere le misure di sicurezza Rems. Più stretto anche il rapporto con il territorio. Le nuove strutture saranno regionali ed accoglieranno i pazienti puntando anche al reinserimento lavorativo in quelle zone.
La chiusura delle Opg si rimanda da anni. Ogni volta che veniva messa sul tavolo, emergevano una serie di criticità relative alla capacità delle regioni di fornire strumenti adeguati per accogliere i malati (la Conferenza Stato - Regione, tenutasi nel mese di gennaio 2014, aveva approvato un emendamento che proponeva un'ulteriore proroga della chiusura fino ad aprile 2017, ma è stato rigettata dal governo). Innanzitutto molti Opg ospitano detenuti che non sono solo malati mentali, ma persone che hanno commesso crimini e perciò devono scontare lì la loro pena. Il più delle volte questi internati dovrebbero essere riaccolti dalla famiglie che invece non li vogliono e quindi restano nella struttura che li accoglie. Ad oggi sono 704 gli internati negli attuali sei ospedali psichiatrici giudiziari ancora attivi, di questi circa 250 sono considerati dimissibili al primo aprile ma potranno di fatto essere dimessi solo se vi sarà una rete adeguata di centri sociali e strutture finalizzate al reinserimento pronte ad accoglierli. Gli altri 450 internati dovranno invece essere trasferiti gradualmente nelle Rems, gestite dal servizio sanitario nazionale, in base alla provenienza, tornando dunque nelle regioni d'origine. I trasferimenti avverranno sulla base di provvedimenti della magistratura e di precisi programmi terapeutici.
Un altro aspetto è stato messo in luce dal direttore dell'Opg di Castiglione delle Stiviere, Andrea Pinotti. In un'intervista all'Ansa, ha sottolineato che la riforma "porterà ad una parcellizzazione e non vi saranno più poli di specializzazione per patologie". Il Comitato Stop Opg infine ha denunciato il rischio che le 43 nuove Rems che verranno costruite si trasformino in mini-Opg, cioè strutture simili a quelle precedenti che puntano sulla detenzione anziché sul recupero della persona.










