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Il Messaggero, 24 aprile 2025

Una donazione destinata al pastificio del carcere minorile di Casal del Marmo. È stato questo il gesto del Pontefice rivelato dal monsignor Benoni Ambarus, per tutti “Don Ben”, ausiliare di Roma che Bergoglio ha voluto accanto a sé per l’apertura della Porta Santa della chiesa del Padre Nostro nel penitenziario romano di Rebibbia. “Fino a pochi giorni fa il Santo Padre trascinava il suo corpo a Regina Coeli, per urlare al mondo, con tutta la sua forza, la necessità di prestare attenzione ai detenuti. Gli ultimi suoi averi li ha donati a loro, 200mila euro dal suo conto personale”, ha detto a Repubblica il Vescovo delegato alla carità e alle carceri. Poi una critica alle istituzioni: “Nonostante il suo enorme impegno, le istituzioni non hanno fatto nulla per dare anche solo un piccolo segnale. Il mio bilancio non è positivo”.

A testimonianza della sua vicinanza e la sua sensibilità per le tematiche del mondo della detenzione, Francesco è stato a Regina Coeli nel giovedì santo, pochi giorni prima di morire: “Ricordo un uomo stanco, che si trascinava, ma urlava con la sua presenza il bisogno di attenzione ai detenuti. Si è trascinato per loro, fino all’ultimo respiro. Per questo i carcerati in lui vedevano la speranza. Per loro è morto un padre, è il senso della lettera che mi hanno affidato”, ha detto Don Ben. Sui soldi donati aggiunge: “Quando ho chiesto un contributo, mi ha detto che le finanze erano terminate. Poi ha aggiunto: “Non preoccuparti, ho qualcosa nel mio conto”. Ha inviato 200 mila euro di tasca sua. Ora, con il testamento, vengo a sapere che verrà seppellito grazie a un benefattore. Perché lui ha donato tutto se stesso agli ultimi”.

Papa Francesco nei suoi anni di apostolato ha fatto visita alle carceri di tutto il mondo, invocando sempre segni tangibili di speranza per coloro che vivono da reclusi e non da esclusi. Samuele Ciambriello, garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, nonché portavoce nazionale della conferenza dei garanti territoriali, lo ricorda così: “Consentitemi questo doloroso e al tempo stesso, dolce ricordo. Papa Francesco non solo ha fatto del carcere e degli ultimi uno dei punti centrali del suo Ministero, ma ha certificato il suo impegno aprendo la Porta Santa nel carcere di Rebibbia, lo scorso 26 dicembre, trasformando il penitenziario in una basilica”. “In questi anni del Ministero - prosegue nel suo ricordo - le centinaia di visite nelle carceri, le lavande dei piedi annuali alle detenute e ai detenuti, sono stati per laici e cattolici uno stimolo non solo a rendere il carcere più umano, ma a liberarsi dalla necessità del carcere. Appare chiaro, alla luce di queste tangibili testimonianze, che simili gesti, più volte da tanti potenti e da politici italiani ricordati, si debbano trasformare in atti concreti, attraverso un provvedimento trasversale che riconosca a tutti i detenuti un atto di clemenza nell’anno del Giubileo, attraverso un indulto o una riduzione della pena. Tutto ciò - conclude Ciambriello - per essere coerenti con l’eredità morale, civile e religiosa che ci ha lasciato di Papa Francesco. Insomma, la politica, sul carcere tra il dire ed il fare ci deve mettere il coraggio e non il mar!”.