di Andrea Ossino
Il Tempo, 27 gennaio 2021
L'assistente Capo, in servizio nel carcere di Rebibbia, era in isolamento a casa perché positivo al Covid. Un lavoro opprimente. Il dolore per la perdita del padre. E l'isolamento dettato dalla positività al Covid. Una concomitanza di cause dal risultato drammatico: lunedì scorso un assistente Capo della Polizia Penitenziaria, in servizio nel carcere di Rebibbia, si è suicidato.
Il lento logorio della vita carceraria fiacca anche gli animi più forti. Una triste realtà a cui non sono sottoposti soltanto i detenuti, ma anche i secondini, servitori dello Stato che trascorrono la loro vita all'interno di un penitenziario. All'oppressione dettata da una vita lavorativa faticosa spesso si sommano piccoli e grandi drammi personali, in un mix di difficoltà che troppo spesso sembrano essere insormontabili. E il suicidio, erroneamente, appare come l'unica via per fuggire da quel male interiore. A.G., cinquant'anni, si è impiccato nel suo appartamento, tra quelle mura dove era rinchiuso da quando il tampone gli ha rivelato un responso nefasto.
Era positivo al Covid, ma asintomatico. Il virus non lo ha ferito fisicamente, ma lo ha ulteriormente indebolito psicologicamente. Da solo, l'uomo ha avuto tutto il tempo di alimentare una depressione che si è aggravata da quando il padre, recentemente, è morto. In servizio nel braccio G11 del penitenziario di Rebibbia, uno dei tre reparti dove è esploso un focolaio, trascorreva le sue giornate in carcere. Una vita difficile, una condizione che accomuna tutti i secondini. Il suo dramma non è un caso isolato.
"Negli ultimi due anni sono stati 15 i poliziotti penitenziari che si sono tolti la vita - afferma Donato Capece, segretario del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria - questo è il primo caso di quest'anno. Servono soluzioni concrete per il contrasto del disagio lavorativo del personale di Polizia Penitenziaria.
È necessario strutturare un'apposita direzione medica, composta da medici e da psicologi impegnati a tutelare e promuovere la salute di tutti i dipendenti dell'Amministrazione Penitenziaria. Non si perda altro prezioso tempo che potrebbe costare altre vite umane". Gli appelli negli anni sono stati numerosi, e sempre inascoltati. Adesso al sindacato non resta che rivolgere un pensiero: "Ci stringiamo intorno ai familiari".











