di Flaminia Savelli
Il Messaggero, 10 marzo 2025
Un’escalation di rivolte e aggressioni contro gli agenti penitenziari. Personale insufficiente, spazi ridotti, sovraffollamento, e nessun percorso formativo: il carcere minorile di Casal del Marmo è, ancora, una polveriera pronta a esplodere. Intanto i numeri: sono 624 i minori detenuti nei 17 Istituti penali per minori italiani, di questi sono 61 i detenuti nella struttura di via Giuseppe Barellai. Il doppio rispetto a quanti potrebbero essere ospitati. Quindi le unità disposte per la sicurezza: sono 55 gli agenti penitenziari coordinate dai due ispettori e i due sovrintendenti. “L’emergenza è proprio nei numeri” segnala Donato Capece, segretario generale del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria): “Sia per quanto riguarda i giovani che per gli agenti della struttura e nello specifico, gli ispettori che dovrebbero essere almeno il doppio per assicurare il controllo dell’istituto. Quello che preoccupa - prosegue Capece - è che i ragazzi si ritrovano in spazi ridotti, chiusi e senza percorsi formativi. Una situazione che ha generato disordini negli ultimi mesi. Ad aggravare il quadro generale, è anche la presenza di giovani adulti che oggi rappresentano circa il 60% dei ragazzi dell’istituto e sono loro ad alimentare le tensioni”.
L’ultima rivolta è dello scorso 21 febbraio quando proprio i detenuti della sezione dei giovani adulti, si sono barricati all’interno della struttura appiccando fuoco agli arredi e alle lenzuola. Lo stesso copione si era ripetuto il 12 gennaio quando due agenti sono rimasti feriti nel tentativo di sedare le proteste e poi ancora, nei mesi di settembre e ottobre.
Un clima teso che si allarga a tutti gli istituti minorili che Filippo Blengino, segretario di Radicali Italiani, insieme all’associazione “Nessuno Tocchi Caino” stanno visitando. L’incontro a Casal del Marmo è per questo pomeriggio.
“Per arginare questa situazione è necessario agire su più fronti. A partire dai giovani adulti su cui abbiamo chiesto controlli e accertamenti. Si tratta di ragazzi stranieri, spesso privi di documenti, che per aggirare il sistema si dichiarano minorenni” aggiunge il segretario Capece: “Allo stesso tempo è necessario offrire a questi giovani un’alternativa, un percorso di crescita perché sono costretti in spazi ristretti senza alcuna attività. Siamo in attesa che vengano riaperte e attivate le comunità di recupero che potranno offrire questo tipo di percorso. Infine - conclude il segretario- per quanto riguarda i numeri e il sovraffollamento, sono in programma le aperture di altri tre istituti: all’Aquila, a Lecce e a Rovigo. Con le nuove aperture l’obiettivo e diminuire la pressione nei centri attualmente operativi. Ma è necessario soprattutto intervenire sulle unità degli agenti di polizia penitenziaria che devono essere aumentate per limitare e arginare rivolte e aggressioni”.











