sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Roberto Monteforte

Ristretti Orizzonti, 16 agosto 2022

Alle ore 21 è quasi piena la basilica della Cattedrale di san Agapio a Palestrina. Chi entra, giustamente si fa il segno della croce, anche se non è prevista una celebrazione religiosa, eppure in calendario c’è qualcosa che ha una sua sacralità. Si presenta il libro “Non tutti sanno. La voce dei detenuti di Rebibbia” edito dalla Lev, la casa editrice vaticana e curato da suor Emma Zordan che da più di otto anni è volontaria al carcere Penale della capitale.

Lo ha voluto il giovane e dinamico parroco della Cattedrale, don Ludovico Borzi. La ragione è subito chiara: questa sera si dà la parola agli ultimi, alla fragilità umana che poi è di tutti, di chi paga per i suoi errori e di chi, invece, ha avuto più fortuna ed è fuori le sbarre, come osserverà poi suor Emma. Quello del carcere per molti è un mondo sconosciuto, da tenere lontano, al più da guardare con diffidenza e paura, ma venerdì sera a Palestrina vi è stata l’occasione per superare queste barriere e comprendere come la vita dentro le sbarre sia quella di uomini e di donne come tutti, con i loro sentimenti, i loro bisogni, la loro umanità, il loro bisogno di riscatto, la loro affettività e afflitti da una sofferenza che va ben oltre la pena che sono chiamati a scontare.

Sono state le testimonianze degli ospiti chiamati a presentare il libro ad aprire ai presenti le porte di questo mondo: l’ex detenuto Emilio Monti, la Garante dei detenuti del comune di Roma, Gabriella Stramaccioni e la stessa suor Emma. In apertura, dopo il saluto del parroco, è stato trasmesso il video dell’intervista di Tele Pace a suor Emma: in una manciata di minuti si è potuti entrare nelle ragioni più profonde della sua scelta di servizio ai detenuti e con lei si sono varcati i cancelli del carcere di Rebibbia. Poi la parola è a Emilio Monti, un giovane ex detenuto che ha già scontato la sua pena. Mostra meno dei sui 37 anni.

Racconta con voce emozionata del suo errore, di come ha incontrato suor Emma e delle sue zie suore, del tempo da recluso dedicato agli altri, in particolare alla cura di un anziano infermo recluso come lui. Nel libro “Non tutti sanno” è raccolta questa sua testimonianza. Una sola pagina che però dice molto della sensibilità di Emilio. Verrà letta prima del suo intervento. Ora è fuori, lavora, è inserito. Emilio c’è l’ha fatta grazie alla sua forza di volontà, alla sua forte fede in Cristo, all’amore della sua famiglia, ai suoi figli piccoli da crescere.

La sua giovane moglie Candida, anche lei commossa, racconta brevemente le sofferenze patite e la forza dell’amore per quel ragazzo che è “sempre stato buono e generoso”. Sono una bella coppia, una famiglia che ha diritto al futuro. Suor Emma vede Emilio come rinato, “Ora è un’altra persona rispetto ai tempi di Rebibbia”. Il racconto di questo giovane arriva diretto a chi ascolta. Lo testimonia il caloroso applauso che scoppia al temine del racconto. Dopo prende la parola Gabriella Stramaccioni.

Il moderatore dell’incontro, il giornalista Roberto Monteforte, la presenta non solo come “Garante dei diritti dei detenuti”, ma anche come “la garante dell’umanità di ciascuno di noi”, perché difendendo i diritti e la dignità delle persone recluse tutela l’umanità di tutti. Il quadro delle carceri che presenta la Stramaccioni è davvero drammatico, fatto di tante emergenze. Sono quelle con le quali lei ci si scontra ogni giorno: dal sovraffollamento agli organici del personale penitenziario molto al di sotto delle necessità, quindi le condizioni di vita disumane, l’insufficiente assistenza medica e psicologica, tutto reso più drammatico dall’emergenza Covid e dalla conseguente chiusura delle attività dei volontari.

E reso ancora più insopportabile dal caldo opprimente di questi mesi. Una vera tortura che è resa eloquente, sottolinea, dal dato dei suicidi di detenuti registrati nel 2022: ben 50 e il numero è destinato crescere. “Molti - sottolinea - sono i giovani tossico dipendenti con pene brevi che in carcere non avrebbero dovuto neanche entrare”. Vi sono i correttivi proposti dalla riforma del sistema penitenziario della ministra Cartabia che come l’annunciata riduzione di pena per il periodo di pandemia, osserva la Garante, è rimasta in forse.

La denuncia della Stramaccioni è stata come introdotta dall’intervento del sindaco di Palestrina, Mario Moretti che nel suo saluto ha citato con precisione i numeri dell’emergenza: da quelli del sovraffollamento ai suicidi. Il sindaco ha espresso interesse e sensibilità verso la realtà carceraria, mettendo in guardia da quei politici che in vista delle elezioni agitano strumentalmente il tema della sicurezza. C’è una ragione particolare per questa sensibilità. La racconta lui stesso. Appena poco più che ventenne, era nelle forze di polizia e ha tradotto all’Ucciardone, il carcere di Palermo, un giovane quasi suo coetaneo. Gli è rimasto nel cuore lo sguardo impaurito e smarrito di quel ragazzo quando si sono aperti i cancelli del penitenziario per poi richiudersi alle sue spalle. Un’esperienza umana dura. “Non si può dire mettiamoli dentro e gettiamo la chiave” scandisce e ammette che quello è stato il suo primo e ultimo trasferimento di un detenuto. Da allora si è fatto destinare ad altri incarichi.

L’ultima a prendere la parola è suor Emma. Diretta ed efficace denuncia la durezza della vita del recluso. “Si definiscono - afferma con amarezza - “una bara in attesa di sepoltura, senza speranza e senza futuro”. Ricorda l’impegno del suo laboratorio di scrittura per i detenuti con la pubblicazione in questi ultimi otto anni di sei libri di testimonianze su temi decisi insieme ai detenuti. Il prossimo sarà dedicato all’”indifferenza” che offende la dignità umana di chi sconta o ha finito di scontare la sua pena. “Sono come marchiati a vita, rifiutati dalla collettività, privati dall’opportunità di lavorare e integrarsi. È chiaro che questo li riporta in carcere”.

L’ultimo invito della religiosa è per i presenti, che ancora numerosi riempiono la Cattedrale. “Siate sensibili, accoglienti e aperti verso questi fratelli che hanno sbagliato. La loro realtà merita attenzione. Per questo pubblichiamo i nostri libri, per superare le barriere dell’indifferenza”. Un invito che pare raccolto dai presenti che numerosi si sono trattenuti anche alla conclusione dell’evento per congratularsi con i relatori. Erano passate le ore 23. Un segno evidente di interesse. Era l’obiettivo degli organizzatori. A Palestrina obiettivo raggiunto.

*Giornalista Vaticanista - Impegnato nella redazione del giornale in carcere