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di Simone Schiavetti


Left, 10 luglio 2020

 

Dal birrificio artigianale alla produzione di mascherine. La Onlus "Semi di libertà" organizza progetti che puntano alla formazione, emancipazione ed autonomia economica dei detenuti. Tra successi contro la recidiva, pregiudizi e l'eterno problema del sovraffollamento.

Nel film "Le ali della libertà", pellicola tratta da un racconto di Stephen King, un detenuto di nome Brooks torna libero dopo una vita intera passata in galera senza alcun tipo di programma di recupero. Ormai anziano, persi tutti i rapporti umani fuori dalle sbarre, catapultato in un mondo reale che non gli appartiene, uno dei pochi pensieri che riesce a fare è "magari dovrei comprare una pistola e rapinare il supermercato".

Tornare a delinquere, ripetere il reato. "Perché è proprio questo il problema più grande. Quando esci dal carcere, se non hai formazione, relazioni nuove rispetto a quelle che avevi prima, non hai scelta se non la recidiva del reato". A parlare è Paolo Strano, che dal 2013 presiede Semi di libertà, Onlus romana che si occupa di contrastare la recidiva tra i detenuti attraverso progetti che puntano alla formazione, all'emancipazione e all'autonomia economica.

Perché "in carcere - racconta Paolo - ci sono tante potenzialità inespresse, persone con idee che non riescono a valorizzare se manca un percorso di reinserimento. Cosa che, ricordo, è un dettato costituzionale. La pena deve tendere alla rieducazione del condannato".

In questo senso sono tanti i progetti messi in campo dalla Onlus nel corso degli anni, due dei quali, Vale la pena ed Economia carceraria, cresciuti a tal punto da diventare spin off autonomi. Il primo riguarda la creazione di birra artigianale fatta insieme ai detenuti del carcere di Rebibbia, progetto realizzato con il supporto di mastri birrai italiani nonché, nella fase iniziale, del Miur e del ministero di Giustizia.

Economia carceraria riguarda invece produzione e vendita di prodotti fatti da detenuti, acquistabili sia in uno shop romano che online, tramite la piattaforma rete nazionale di Economia carceraria, adatta a promuovere i prodotti e supportare le varie economie carcerarie sparse sul territorio. Attività che ha alla base "il rifiuto di qualsiasi forma di assistenzialismo - prosegue Paolo - e che punta a dare strumenti di sostenibilità economica alle persone".

Ovvero strade da poter percorrere una volta fuori dalla galera. Nuovi progetti stanno per partire, come Social hub, che ha l'intento di creare start up e fare formazione di micro imprenditorialità ai detenuti, o A piede libero, che punta alla realizzazione di sandali di alta qualità. Il più attuale però è quello che vede Semi di libertà collaborare con l'associazione Fevoss di Verona per la realizzazione e la distribuzione di mascherine consegnate in varie carceri italiane.

Perché i penitenziari, ai tempi del Covid-19, hanno rischiato e "rischiano tuttora di diventare bombe epidemiologiche - sottolinea Paolo. Il virus non resta certo circoscritto dalle mura. Il personale amministrativo infatti entra ed esce, rischiando di portarlo con sé".

Il problema più grande, come testimoniato dalle rivolte di pochi mesi fa in alcuni penitenziari, resta però quello del sovraffollamento. Strutturale per le carceri italiane, che in periodi di pandemia da coronavirus si aggrava assumendo i contorni di rischio per la salute causato dall'impossibilità di mantenere il distanziamento.

I numeri parlano chiaro. Nel rapporto di Antigone, Il carcere al tempo del coronavirus, si legge che al 15 maggio i detenuti presenti nelle carceri italiane erano 52.679 a fronte di 50.438 posti ufficialmente disponibili. A fine febbraio le presenze erano 8.551 in più, si è quindi fatto un passo avanti, ma ancora il traguardo non è stato raggiunto.

In questo senso, la battaglia contro la recidiva di Semi di libertà si lega a possibili soluzioni al sovraffollamento, "per risolvere il quale - afferma Paolo - si potrebbe partire dal mettere in pratica regole già esistenti riguardo a misure alternative al carcere, come l'esecuzione penale esterna, che permette a tutte le persone alle quali è riconosciuta la non pericolosità sociale di scontare la pena o presso il domicilio o in altre strutture.

Oppure l'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario, che autorizza la persona ad uscire dal carcere per lavorare. Così facendo, almeno un terzo dei detenuti potrebbero stare fuori, rendendo tollerabile e gestibile il numero di chi resta dentro e facilitando momenti per formarsi e lavorare a chi è fuori". Abbassando sempre di più sia il numero dei detenuti che i casi di recidiva. Cosa che, oltretutto, avrebbe risvolti positivi sia per i conti dello Stato che per il personale carcerario. Perché se la piaga dei suicidi tra i detenuti in carcere è ben nota "la percentuale è alta anche riguardo al personale della polizia penitenziaria" precisa Paolo.

Un lavoro, quello contro la recidiva e a favore dei detenuti, non facile visti i preconcetti verso la categoria. "C'è una percezione errata della realtà del carcere - afferma Paolo - e una visione radicale della questione secondo la quale il detenuto è il cattivo e deve stare dietro un muro e noi siamo i buoni". Tutto troppo semplicistico.

"Per cominciare, nella quasi totalità dei casi prima o poi quella persona uscirà dal carcere. A quel punto cosa farà? Oltretutto, siamo certi della colpevolezza di chi è in carcere? C'è un portale (errorigiudiziari.com) che raccoglie i tantissimi casi di persone che per infiniti motivi hanno fatto anni di galera senza alcuna ragione. Il 36% delle persone presenti oggi in carcere poi è in attesa di giudizio. Non sono colpevoli ma in custodia cautelare. E, statisticamente, la metà di loro alla fine risultano innocenti".

Un impegno, quello verso i detenuti, dove scarseggiano gli alleati "perché la nostra è un'attività impopolare - conferma Paolo - dal punto di vista politico pochissimi si interessano al tema. Che non è ben visto e toglie consensi". Impegno che continua ad essere assolutamente necessario e quanto mai d'attualità. Con Paolo e la sua Onlus che proseguono a "piantare figurativamente semi per la libertà di queste persone. Semi fatti di formazione ed emancipazione".