di Eleonora Mattia
La Repubblica, 12 maggio 2025
Entrare in un carcere femminile e ascoltare le storie delle detenute madri, che scontano la pena assieme alle loro bambine e bambini, significa passare al setaccio tutte le carenze e difficoltà della nostra società. È quello che ho provato visitando la casa circondariale femminile di Rebibbia, che ospita circa 380 detenute, 100 in più del numero previsto. Lungo questo percorso fatto di cigolii e serrature la prima tappa è il tema drammatico del sovraffollamento delle carceri, che nel Lazio raggiunge il 145%, a fronte di un dato nazionale del 132,4%, con picchi del 185% a Regina Coeli, a Civitavecchia (178), a Rieti (174) e Latina (171).
Ma per la Festa della Mamma sono qui per le 3 detenute e i loro figli, rispettivamente due bimbi di 3 e 2 anni e un neonato. Sono 3 dei 26 bambini che in Italia vivono in carcere con 23 detenute madri, scontando una pena che non appartiene a loro. Molti bambini entrano in carcere come “invisibili”: senza vaccini e senza essere registrati all’anagrafe.
Ecco un’altra falla: le mamme con figli al di sotto di un anno dovrebbero stare negli “Istituti a custodia attenuata per detenute madri” (ICAM). Sono solo 5 in Italia, zero nel Lazio. Un’ingiustizia destinata a peggiorare con il dl Sicurezza, che prevede misure come la possibilità del carcere per le donne incinte e sanzioni disciplinari atroci come quella di sottrarre alla detenuta il figlio per affidarlo ai servizi sociali. Una deriva autoritaria che ci riporta indietro di anni luce sul piano dei diritti civili e delle donne. A Rebibbia per me ha avuto senso entrare, in punta di piedi, per rispondere all’appello contro il dl Sicurezza lanciato dalla campagna “Madri Fuori” dell’associazione La Società della Ragione. Qui l’età media delle donne è scesa, molte le detenute di appena 18 anni. La gran parte arriva con alle spalle storie di tossicodipendenza, abusi, costrette a prostituirsi da madri a loro volta tossicodipendenti. Allora per fare pace col proprio corpo, ci si aiuta con sport, yoga e altre attività. Ci sono poi le detenute con disagi psichici, rimpallate tra carceri e Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (Rems). Nel silenzio di questo microcosmo, intanto, esplode una canzone di tanti auguri cantata da una marea di voci dietro le sbarre per il compleanno di una detenuta e ci ricorda che ognuno di noi può restare umano.
*Vicepresidente Pd Commissione Affari Costituzionali in Regione Lazio











