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di Valentina Santarpia

 

Corriere della Sera, 2 luglio 2019

 

L'università Roma Tre con il progetto VolontariaMente aiuta gli studenti a fare esperienza nelle organizzazioni non profit. In sette anni sono stati coinvolti in attività durante il periodo estivo oltre duemila tra ragazzi e ragazze. Quando sono arrivati per la prima volta in carcere, li hanno trascinati in teatro a vedere uno spettacolo: "Eravamo circondati da 150 detenuti divisi per gang, di qua gli ispanici, di là i trans, eravamo terrorizzati. Quando si sono alzati tutti in piedi commossi per applaudire, abbiamo capito che non eravamo in mezzo a criminali, ma a persone".

È commovente il racconto di Michele Tafano, 25 anni, originario di Pomigliano d'Arco (Na). Partecipa a un progetto di tutoring per studenti detenuti nel carcere di Rebibbia con l'università Roma Tre. "Poiché per laureami in Giurisprudenza servono almeno cinque anni, i detenuti che studiano con me diritto pubblico sono tutti condannati a pene severe, hanno alle spalle reati pesanti. Eppure sono tutti preparati, motivati, e grazie a loro capisci tanto.

Per esempio che è solo un caso e una fortuna essere nati nel posto giusto, che il carcere può davvero rieducare, che i tempi necessari per riabilitassi non sono uguali per tutti. L'esperienza serve a loro, ma serve soprattutto a noi: ti permette di confrontarti coi titoli di giornale, ti racconta il "mostro", dai un volto e una storia al delitto.

Ad esempio, c'è Antonio che scrive racconti straordinari e ha realizzato un progetto con Accalcati su come cambia l'amore in carcere. E poi Alessio, finito dentro per spaccio, che una volta uscito ha deciso di continuare gli studi: ora viene a casa mia a fare ripetizioni".

Questa esperienza "condizionerà molto le mie scelte. Uno come me che studia Relazioni internazionali alla Luisa - conclude - pensa di poter cambiare il mondo a vent'anni. Ora che le ingiustizie le ho toccate con mano, perché il carcere è un luogo di ingiustizie, di chi le commette e di chi le subisce, so che non posso accontentarmi di diventare parte del problema".