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di Laura Martellini

Corriere della Sera, 16 luglio 2025

“Due detenuti tentano il suicidio in pochi giorni, misure subito contro il sovraffollamento”. A essere salvato stavolta nel braccio G8 un detenuto malato di cancro e rimasto senza cure: “All’inizio della legislatura il tasso di occupazione era al 107,4%, ora al 133%, se continua così arriverà a fine legislatura al 155%”. Gianni Alemanno torna a parlare in un post pubblicato per suo conto delle condizioni carcerarie, facendosi portavoce di criticità in questi giorni all’attenzione della politica. Condannato nel 2022 per finanziamento illecito e traffico di influenze illecite nell’inchiesta “Mondo di mezzo”, Alemanno, oggi 66enne, è stato sindaco di Roma dal 2008 al 2013 e ancor prima ministro dell’Agricoltura durante un governo Berlusconi. Dopo la condanna aveva ottenuto di iniziare un percorso presso i servizi sociali, ma a gennaio scorso il permesso gli è stato revocato per violazione degli obblighi di sorveglianza.

“Il tempo stringe” - Da Rebibbia, scrive ora un altro capitolo del suo “Diario di cella”, esattamente il numero 14, dove racconta di un altro suicidio sventato, “mentre la politica comincia a muoversi, ma il tempo stringe”. “Rebibbia, 13 luglio 2025 - 194° giorno di carcere” è l’incipit. Segue la cronaca: “È accaduto un’altra volta. Otto giorni dopo il tentato suicidio di Kafi, un’altra persona detenuta è stata salvata in extremis dalla morte volontaria nel braccio G8. Martedì 8 luglio, ore 9.30. Secondo piano del braccio G8, Fabio rientrato nella sua cella da quattro persone (dove però sono alloggiati in sei) nota che il suo compagno di cella Flavio è chiuso da tempo in bagno. In queste celle il bagno è un budello di 90 centimetri per tre metri, in cui ci sono il water, il lavandino (ma si cucina anche), e dove si accede attraverso una sottile porta di legno che collega con la cella”.

“Nessuna assistenza particolare per Fabio, malato di cancro” - Prosegue: “Fabio attende ancora qualche minuto, chiama ma nessuno risponde. Allora un oscuro presentimento lo spinge a sfondare la porta e irrompere nel bagno, dove trova Flavio privo di sensi, appeso alle sbarre della finestra con un cappio fatto con un lenzuolo. Alle grida di aiuto di Fabio, accorrono dalla cella di fronte Peppe e Nicolò - gli stessi che avevano salvato Kafi - sollevano il corpo, lottano con lo spazio ristretto e, alla fine, con Alessandro riescono a tagliare il cappio stretto al collo. Arrivano il medico del braccio e l’infermiere d’origine indiana John, stendono il corpo esanime per terra e praticano a turno per diversi minuti il massaggio cardiaco, fino a quando Flavio, sempre incosciente, ricomincia a respirare. Poi, con la solita barella a braccio, lo portano in infermeria e lo lì assistono, fino a quando non arriva l’autoambulanza che porta Flavio in un ospedale esterno al carcere, dove sarà ricoverato in terapia intensiva perché lo strangolamento gli ha procurato anche un infarto. Chi è Flavio? È una persona di 35 anni, malata di cancro al terzo stadio, con diverse metastasi, che non riceve nessuna terapia da tre mesi e mezzo. A questa tragedia si era aggiunto il dolore per un problema familiare. Ha tutto il corpo coperto di tatuaggi, compresi la faccia e il cranio ormai calvo per la malattia. Ma, nonostante tutto questo, era recluso in un normale reparto carcerario, senza nessuna particolare assistenza”.

“Scriveremo di nuovo a Mattarella” - Quasi un eroe sghembo in quel contesto “Peppe, l’”ussaro” austro-calabrese protagonista di tutti e due i salvataggi, che qualche giorno fa, con i suoi occhi azzurri un poco velati, mi ha detto: “Ma ti pare che nessuno ci dice niente, a noi che abbiamo salvato i compagni da due tentati suicidi? Non dico ringraziarci, ma almeno dirci che si sono accorti che per due volte noi persone detenute, abbiamo salvato non solo vite umane, ma anche la faccia al carcere?”.

Il racconto si conclude con un appello: “Io e Fabio Falbo, lo scrivano del braccio G8, scriveremo di nuovo al presidente della Repubblica per informarlo di questo secondo tentato suicidio e dell’impegno silenzioso di questi “criminali” che suppliscono alle troppe disfunzioni di un carcere sovraffollato. Sempre nella speranza non di una risposta, ma di nuovi interventi istituzionali. All’inizio della legislatura il sovraffollamento era al 107,4%, adesso è arrivato al 133%, se continua con questo ritmo arriverà a fine legislatura al 155%, record storico. Visto che il ministro della Giustizia continua a snocciolare proposte del tutto irrealizzabili, se non si trova una convergenza sulla proposta Giachetti, tutto questo non è un’ipotesi, è una certezza”.