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di Rinaldo Frignani

Corriere della Sera, 11 marzo 2026

L’ex primo cittadino è tuttora detenuto nel carcere in via Tiburtina. Le vittime sono un agente della Penitenziaria e due reclusi. Uno dei quali si è suicidato. Le notizie rivelate nel corso della stesura del “Diario di cella”. Basilischi, di 41 anni, per non meglio precisati problemi di salute, un infarto o una bronchite non curata, molto probabilmente connessi allo stress di un carico di lavoro portato fino all’estremo degli straordinari necessari, per compensare una carenza di organico che arriva fino al 42% del personale”. Così l’ex sindaco Gianni Alemanno, tuttora detenuto nel complesso in via Tiburtina. 

Secondo l’ex primo cittadino l’agente “qualche giorno prima era stato trovato dolorante appoggiato al termosifone del suo posto di guardia. Tra venerdì 6 e sabato 7 marzo sono morte due persone detenute. Prima Giuseppe Braccini, di 65 anni, recluso al braccio G9, trovato senza vita nella sua cella, probabilmente per overdose. Poi Merhawi Haile, immigrato di 36 anni, si è impiccato nella sua cella”. La nota è firmata dall’ex sindaco e anche da Fabio Falbo, anche lui detenuto nel braccio G8. “Colpisce il fatto che queste notizie non siano arrivate agli organi di stampa, mentre tutto il dibattito politico in questo momento è incentrato sui temi della Giustizia, per la campagna sul Referendum per la separazione delle carriere dei magistrati”, afferma ancora Alemanno. 

“Noi - scrive ancora - pensiamo non solo che sia giusto e doveroso dare queste notizie per il dramma umano che rappresentano, ma che tutta la situazione delle carceri italiane dovrebbe essere guardata con grande attenzione perché è uno dei più gravi sintomi delle disfunzioni della giustizia italiana. Ci appelliamo a tutte le forze politiche perché - continua - anche durante il dibattito referendario affrontino il problema delle carceri sovraffollate, dove è impossibile garantire tanto la sicurezza quanto seri percorsi di rieducazione dei condannati. Questa situazione è l’esito finale di un sistema penale lento, carico di errori giudiziari e poco attento alla dignità della persona umana, sia quando è in attesa di giudizio che quando è condannata in via definitiva. Non parlarne sottrae credibilità e realismo ad un dibattito referendario che non deve diventare una banale rissa tra fazioni politiche”.