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di Fabrizio Peronaci

Corriere della Sera, 12 settembre 2023

Il giovane senzatetto, romano, arrestato a luglio per furto, era stato isolato dagli altri detenuti. Le proteste dei sindacati. Chiesto consiglio regionale straordinario. Ciani (Pd): “Più integrazione con il territorio”. Era stato arrestato lo scorso luglio a Roma, per un furto, e portato subito a Regina Coeli. Aveva 21 anni, non riusciva a trovare lavoro. Viveva per strada. “Italiano, senza fissa dimora, valutare isolamento giudiziario”, era stata l’accoglienza che gli aveva riservato la burocrazia carceraria nella scheda d’ingresso in carcere. Aveva bolle, macchie e arrossamenti su tutto il corpo, in particolare braccia e addome. “Psoriasi”, aveva detto lui, forse per vergogna. “Scabbia”, era stata invece la diagnosi del centro sanitario. Il 21enne era finito in isolamento ma, dopo neanche due mesi, non ha retto alla depressione e allo stress: è stato trovato impiccato con un lenzuolo nella sua cella, domenica 10 settembre.

“Situazione di abbandono” - A denunciare l’ennesima tragedia dietro le sbarre è stato il Sappe (sindacato autonomo polizia Penitenziaria): “Invito le autorità ad attivare, da subito, un tavolo permanente regionale sulle criticità delle carceri, che vedono ogni giorno la Polizia Penitenziaria farsi carico di problematiche che vanno per oltre i propri compiti istituzionali, spesso abbandonata a sé stessa dal suo stesso ruolo apicale”, dichiara Donato Capece, segretario generale del Sappe. Per Capece, “chiunque, ma soprattutto chi ha ruoli di responsabilità politica ed istituzionale, dovrebbe andare a Regina Coeli a vedere come lavorano i poliziotti penitenziari. L’ennesimo suicidio di un detenuto dimostra come i problemi sociali e umani permangono, eccome, al di là del calo delle presenze”. Inoltre, “si consideri che negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 25mila tentati suicidi ed impedito che quasi 190mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”. Critiche esplicite all’attuale capo del Dap, Giovanni Russo: “La sua gestione è fallimentare, non fa nulla ed è evidentemente allergico al confronto con i sindacati, quando invece dovrebbe intervenire con urgenza sulla gestione dei detenuti stranieri, dei malati psichiatrici, della riorganizzazione, della riforma della media sicurezza”.

“Pensiamo alla rieducazione” - Si muove anche la politica, in Parlamento e in consiglio regionale. “Ieri un nuovo suicidio a Regina Coeli, un ragazzo italiano di 21 anni in carcere per furto. Mentre si parla di blitz e nuove norme punitive, in carcere si continua a morire e nessuno lavora per farne quello che la nostra Costituzione dice che debba essere: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”“. Così in una nota il deputato e vice-capogruppo Pd alla Camera Paolo Ciani. “Se il 70% dei detenuti è recidivo, quale è oggi il senso della detenzione? Se tanti si trovano in carcere per motivi sociali oltre che penali (è il caso del giovane che era senza dimora), nuove pene e nuove carceri non serviranno a molto. Ascoltiamo gli operatori del carcere: la polizia penitenziaria in grande difficoltà e con risorse e uomini ridotti che chiede più sociale e misure alternative. I (pochi) direttori degli Istituti sempre alla ricerca di integrazione col territorio; gli educatori, che chiedono più lavoro, scuola, attività; i volontari che chiedono più telefonate con chi ha famiglia e familiari lontani. Si potrebbe cominciare con le misure alternative per chi ha pene inferiori ai 2 anni, come ricordano i garanti”, conclude Ciani

“Subito interventi straordinari” - “Un consiglio straordinario per studiare insieme e promuovere misure urgenti per affrontare le questioni legate agli istituti penitenziari di Roma e di tutto il Lazio. Avanzerò la richiesta al presidente del consiglio, Antonio Aurigemma, e alle forze rappresentate in consiglio regionale”. Così in una nota il Capogruppo Avs (verdi e sinistra) in Consiglio regionale, Claudio Marotta. “Ieri Viterbo e qualche giorno fa Frosinone, oggi a Roma al Regina Coeli: i casi di suicidi sono quasi all’ordine del giorno - ricorda Marotta - Sovraffollamento, mancanza di adeguato supporto sanitario e in modo particolare psicologico, carenza di personale di polizia penitenziaria, vetustà delle strutture e carenza di servizi al loro interno sono solo alcuni dei problemi da affrontare e che impongono a tutte le forze politiche di trovare soluzioni al più presto mettendo in campo finanziamenti e una strategia adeguata perché il carcere sia il luogo dove scontare la pena e allo stesso tempo intraprendere un percorso di rieducazione e riabilitazione sociale e culturale”.