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di Ilaria Sacchettoni

Corriere della Sera, 22 luglio 2024

Tra venerdì e sabato i detenuti della sesta sezione hanno rifiutato di rientrare nelle celle bollenti. A un passo dalla rivolta l’amministrazione penitenziaria di Regina Coeli sceglie la soluzione d’emergenza e trasferisce una trentina di detenuti dalla quarta sezione in altri istituti. In assenza di veri investimenti che garantiscano condizioni di vita umanamente dignitose (e temperature accettabili) vince la soluzione “fai da te”. Un trasferimento volto ad allentare la pressione su reparti in sofferenza, abbandono e, soprattutto, invivibili per via dei 40 gradi che soffocano la città.

In questo modo si è ritenuto di disinnescare la polveriera - carcere, con proteste diffuse, minacce di dar fuoco agli arredi, disobbedienza generalizzata. Tra venerdì e sabato i detenuti della sesta sezione hanno rifiutato di rientrare nelle celle bollenti. Quindi hanno bruciato materassi e spaccato tavolini (per ricavarne spranghe con le quali minacciare gli agenti). Per poco la contestazione non ha contagiato altre sezioni.

Va precisato, però, che qualcuno ha scelto la via pacifica del rifiuto. Come ad esempio nell’ottava sezione dove le persone, nell’ora più calda della giornata (le 14), hanno manifestato la volontà di restare fuori dalle celle e annunciato che faranno lo stesso nei prossimi giorni, finché la direzione non fornirà loro almeno un ventilatore. La soluzione dei trasferimenti, ovviamente, porta con sé nuovi problemi per i detenuti. I parenti in visita dovranno adeguarsi tanto per fare un esempio. Non è chiaro quante siano le strutture coinvolte, si parla di altri penitenziari sparsi in tutta Italia.

L’emergenza caldo è stagionale, “dunque prevedibile, dunque tamponabile” osservano anche dalla Camera Penale di Roma convinti che la questione carcere sia da risolvere urgentemente. I sindacati denunciano (inutilmente) il picco di sovraffollamento raggiunto da Regina Coeli nelle ultime settimane: 184% contro una media nazionale del 130%: 1.133 persone contro 628 posti regolamentari. Si chiede di rafforzare l’organico e di garantire la sicurezza degli operatori. Ma al momento prevale una sorta di navigazione a vista e si teme che le promesse venute dall’amministrazione penitenziaria non saranno mantenute.