ansa.it, 13 dicembre 2024
Il tema è stato dibattuto nel convegno “Nuovi approcci per la complessità detentiva - L’Italia protagonista del sistema penitenziario europeo: la sinergia tra normativa, formazione e professioni”. Presenti il Garante dei detenuti e il capo del Dap. Un patrimonio da tutelare, rafforzare e ripensare, partendo dagli spazi e da un rapporto più stretto con il territorio e con il contesto sociale. Gli istituti penitenziari e il sistema carcerario in Italia sono stati al centro del seminario che si è tenuto a Roma, nella sede della Lumsa Human Academy - Fondazione Luigia Tincani - dal titolo: “Nuovi approcci per la complessità detentiva - L’Italia protagonista del sistema penitenziario europeo: la sinergia tra normativa, formazione e professioni”.
Un’occasione preziosa per affrontare in profondità un argomento controverso e attuale con il contributo di coloro che, quotidianamente, operano e si occupano di come vive chi sconta una pena oggi in Italia. Dopo i saluti del rettore dell’Università Lumsa e del presidente della Lumsa Human Academy - Fondazione Luigia Tincani, sono intervenuti alla discussione vari esperti tra i quali Giovanni Russo, Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, e Riccardo Turrini Vita, presidente del Garante Nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. Al centro della loro analisi la necessità di cambiare nel profondo il concetto di spazio detentivo nel rispetto delle persone recluse.
Capo del Dap: “Garantire sicurezza e dignità alle persone recluse” - “Guardiamo con estremo interesse e favore a iniziative e corsi di alta formazione che fondano su basi scientifiche la loro attività e che soprattutto non esitano a ‘sporcarsi le mani’ con un mondo particolarmente complesso e difficile come quello delle carceri”, ha detto il capo del Dap Giovanni Russo. “Un istituto detentivo non deve essere allontanato dal centro delle città, relegato in luoghi dove diventa difficile anche per la società interloquire, creare occasioni di contatto e di confronto. Occorre un’idea di ricostruzione degli istituti non solo come luogo fisico, ma anche come rapporto tra carcere e territorio. Perché le persone recluse sono uomini che hanno sbagliato, sono stati giudicati colpevoli, sono stati condannati a una pena che dovranno scontare in sicurezza e dignità, ma hanno diritto a vedersi riconosciuti tutti i diritti che spettano secondo la Carta Costituzionale e secondo le regole universali che ci rendono uomini tra gli uomini”.
Garante Nazionale diritti dei detenuti: “Istituti devono avere condizioni di decenza” - Il presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, Riccardo Turrini Vita, ha poi spiegato: “Oggi gli stabilimenti penitenziari sono in parte edifici ereditati da istituzioni che avevano altro fine, altri sono invecchiati, per non dire che non sono rispondenti a una visione umana, non voglio neanche dire costituzionale, dell’esecuzione della pena. La decenza di vita negli istituti passa dall’assegnazione di una camera individuale a ogni persona ristretta, unita a dei basilari servizi igienici che tutti noi in Italia consideriamo necessari. Queste condizioni di decenza possono avere positive ricadute, non solo nella gestione dell’ordine, ma soprattutto della sanità psichica e fisica degli stessi reclusi, visto che troppi accadimenti inspiegabili forse riposano sulla commistione notturna degli stessi nostri ospiti”, ha rimarcato Turrini Vita.
“Io credo quindi - ha proseguito - che quella accortezza dovrebbe essere un canone fondamentale, come forse potrebbe essere utile calibrare la pesantezza delle strutture detentive alla realtà del pericolo o della necessità che esse pongono. Strutture meno gravi possono servire ugualmente bene alla più larga parte dei detenuti”.
Un laboratorio di idee per migliorare il sistema carcerario - Durante l’evento è stato presentato il Corso di Alta Formazione sulle “Strutture detentive e management gestionale complesso”, che la Fondazione Lumsa Human Academy - Fondazione Luigia Tincani ha messo in cantiere per il 2025, pensandolo come laboratorio di idee utili a un miglior funzionamento del sistema penitenziario e delle sue strutture. Uno spazio in cui le attuali e future generazioni di professionisti - ingegneri e architetti - saranno chiamati a progettare, con uno spirito attento alla persona, le nuove strutture penitenziarie del Paese e a comprenderne le logiche virtuose di management gestionale.










