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di Rinaldo Frignani

Corriere della Sera, 16 settembre 2024

Quattro ore di trattativa, poi l’intervento degli agenti del Gruppo operativo mobile. I reclusi avevano anche incendiato alcuni materassi. È la terza protesta nell’arco di una settimana. In diciotto si sono barricati nella mensa del carcere minorile dopo aver tentato di incendiare alcuni materassi. E per quasi quattro ore si sono rifiutati di interrompere l’ennesima protesta a Casal del Marmo, dopo quelle portate avanti nelle settimane scorse, durante le quali sono rimasti feriti anche alcuni agenti della polizia penitenziaria. Domenica pomeriggio, poco dopo le 17, sono stati proprio loro, con un rinforzo arrivato da Rebibbia, a entrare nel locale occupato dai giovani reclusi, non tutti minorenni.

L’ennesima rivolta - Non ci sono stati feriti, anche se adesso si indaga per risalire ai motivi della nuova protesta e identificare gli organizzatori degli incidenti. Come accaduto in passato, potrebbero essere subito trasferiti presso altre strutture penitenziarie. Sul posto, poco dopo le 13, sono intervenuti i carabinieri - che hanno circondato l’edificio per scongiurare il rischio di evasioni - insieme con il Reparto mobile della polizia, un paio di ambulanze dell’Ares 118 e i vigili del fuoco. Una trattativa è stata subito avviata con i detenuti che si erano chiusi nella mensa ed è stata portata avanti fino a quando la Penitenziaria, con gli agenti del Gom, il Gruppo operativo mobile, ha deciso di intervenire per interrompere l’occupazione. Non ci sarebbero stati contatti fisici e i reclusi avrebbero rispettato l’ordine di tornare nei loro reparti.

I sindacati: “Sistema in crisi” - Per Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, che ricorda l’evasione di tre giovani dal Beccaria di Milano solo qualche giorno fa, “quanto sta avvenendo nei penitenziari, anche per minorenni, certifica la crisi del sistema e il fallimento complessivo della sua organizzazione e gestione. Crisi che non è affrontabile percorrendo scorciatoie e con la ricerca di capri espiatori. Dopo il decreto Caivano, che ha prodotto maggiori ingressi negli istituti penali per minorenni, non vi sono state le misure operative e di rafforzamento di sicurezza attiva e passiva proporzionate alle accresciute esigenze. E continua a essere un problema il mantenimento nel circuito minorile di detenuti fino a 25 anni”.

“Occorre dare un segnale che lo Stato c’è” - Solo il 7 settembre scorso a Casal del Marmo tre celle sono state date alle fiamme, distrutte alcune telecamere e tre poliziotti finiti in ospedale. Nel carcere minorile al momento risulta un esubero di 20 detenuti rispetto ai cinquanta previsti, ma c’è anche una carenza di organico da parte della polizia penitenziaria. Analoga situazione martedì scorso. “Registriamo con disappunto - spiega invece Massimo Costantino, segretario generale Fns Cisl Lazio - che i detenuti responsabili degli incidenti di domenica scorsa sono ancora all’interno dell’Ipm: occorre dare un segnale che lo Stato c’è, e che il rispetto delle leggi e dei regolamenti viene applicato nei circuiti minorili. E che tali detenuti devono essere spostati in altri istituti, altrimenti, come si è visto, non si fermano davanti a nulla”. Sotto accusa anche la mancanza delle carceri minorili di “circuiti differenziati per detenuti con psicopatologie, problemi di dipendenza, contrasti fra etnie diverse: gli spazi stretti contribuiscono ad alzare il livello di tensione. Senza turn-over - conclude Costantino - i pochi agenti rimasti sono costretti a turni massacranti”.