di Lorenzo Nicolini
romatoday.it, 14 luglio 2025
Più di un secolo di carcere per 24 rivoltosi, quelli che a marzo del 2020 misero a ferro e fuoco il penitenziario di Rebibbia. La protesta era contro le misure restrittive per contenere il Covid, che vietavano le visite dei familiari. Quel lunedì 9 marzo fu una lunga giornata. Prima la rivolta dei detenuti all’interno del penitenziario con materassi e cassonetti date alle fiamme. Poi le proteste dei famigliari all’esterno con attimi di tensione tra loro e la polizia chiamata a presidiare l’ingresso di Rebibbia. Reparti devastati nel carcere, la biblioteca incendiata, l’infermeria saccheggiata. Durante gli scontri fu ferito anche un ispettore. Il motivo? Il Coronavirus, la mancate visite dei familiari e il timore che all’interno delle celle non erano state mantenute le accortezze del caso.
Venerdì il tribunale di Roma ha condannato 23 persone nel processo che vedeva ben 46 imputati. Le condanne più alte sono arrivate per Marco Gallorini e Mattia Schiavi, considerati i promotori della rivolta secondo la ricostruzione della Procura. Schiavi è accusato di rapina aggravata a un agente penitenziario per aver rubato le chiavi delle celle che avrebbe poi aperto, ma anche per devastazione e saccheggio resistenza e lesioni. È difeso dall’avvocato Gian Maria Nicotera.
Sono stati inflitti 5 anni e 6 mesi a Leandro Bennato, boss considerato vicino a Giuseppe Molisso e al clan Senese, nonché rivale di Fabrizio Piscielli detto ‘Diabolik’. La sommossa era partita dal settore G11, dove il ‘Biondo’ Bennato era detenuto dopo l’arresto nella maxi-operazione sul narcotraffico “Grande raccordo criminale”. ‘Biondo’ avrebbe inneggiato alla libertà - recita il capo di imputazione - e minacciato di morte gli agenti della penitenziaria.
Lo scorso maggio la Corte d’Appello di Roma lo aveva condannato a 19 anni e 4 mesi per sequestro di persona a scopo di estorsione e detenzione ai fini di spaccio di 107 chili di cocaina. Il boss, per recuperare quella droga avrebbe ordinato le torture di Gualtiero Giombini, poi morto, e Cristian Isopo.











