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di Rinaldo Frignani

Corriere della Sera, 26 settembre 2024

Ancora tensione nel carcere romano di Regina Coeli, dove c’è un sovraffollamento di oltre 600 detenuti e una carenza di organico di agenti della polizia penitenziaria che sfiora i 150. Nella serata di mercoledì una rivolta, l’ennesima nelle ultime settimane nelle carceri di Roma e del Lazio, è scoppiata nell’VIII sezione. Alcuni detenuti hanno fatto esplodere le bombolette di gas da campeggio che usano per cucinare e appiccato così le fiamme ad alcune celle. Il rogo è visibile dalla strada. Preoccupati i residenti a Trastevere attorno al complesso carcerario. Sul posto le forze dell’ordine e i vigili del fuoco.

“Attualmente non vi sono più spazi, infatti, i detenuti presenti risultano 1160, rispetto ai previsti 628. Il personale di polizia penitenziaria risulta essere in numero di 331, rispetto ai previsti 480, mancano 149 unità di polizia rispetto al dato del ministero della Giustizia ma i numeri son ben più

alti”. Così la Fns Cisl Lazio, con il segretario generale Massimo Costantino, secondo cui “la situazione è sempre più preoccupante e la gestione risulta essere sempre più precaria a causa del contingente di forza lavoro ridotto al minimo, alle continue assenze legate alla gestione di eventi critici che comportano infortuni sul lavoro”.

Per Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, “con 1.170 detenuti a fronte di 626 posti disponibili e il 184% di surplus di detenuti, Regina Coeli è uno dei penitenziari più sovraffollati del Paese a cui fa da contraltare una voragine negli organici del Corpo di polizia penitenziaria con 350 agenti in servizio quando ne servirebbero 709. Basti pensare che di sera gli agenti impiegati sono normalmente meno di 20 in totale. D’altronde, a livello nazionale sono 15mila i reclusi oltre i posti disponibili e 18mila le unità mancanti alla Penitenziaria. A questo si

aggiungano strutture fatiscenti, dotazioni inadeguate, carenze nell’assistenza sanitaria e psichiatrica e approssimazione organizzativa e il quadro che ne emerge è desolante. A pagarne le spese ristretti e operatori con questi ultimi esposti ad aggressioni continue (oltre 2.700 nell’anno)

e sottoposti a turnazioni massacranti con la compressione dei più elementari diritti anche di rango costituzionale”.

A partecipare ai disordini sarebbero circa 100 detenuti in un settore fino ad ora risparmiato dai tafferugli, che invece di recente hanno interessato la VII sezione dove nei giorni scorsi si è tolto la vita un recluso, il terzo suicidio a Regina Coeli nel 2024 dei 76 in Italia. “Appare evidente che, con le tensioni continue e le ripetute intemperanze che si registrano dal nord al sud del Paese, non potrà andare sempre così e che in ogni caso tutto ciò non è accettabile per un paese che voglia dirsi civile - aggiunge De Fazio -. Servono urgentissime misure in grado di stabilire condizioni minime di vivibilità, operatività e sicurezza nelle prigioni e che, palesemente, non possono passare solo per l’improbabile repressione, ma che devono puntare soprattutto sulla prevenzione”.