di Edoardo Iacolucci
La Capitale, 14 gennaio 2026
“Dopo il 2023 e il 2024, anche il 2025 si conferma un anno nero per le carceri italiane”. Ispezione a Regina Coeli con l’europarlamentare Ilaria Salis e la senatrice Ilaria Cucchi: sovraffollamento, disagio psichico e diritti negati. Il 2025 è stato un anno nero per le carceri italiane. Così era stato il 2024 e prima ancora il 2023. I cosiddetti “decreti sicurezza” varati negli ultimi anni non hanno risolto le criticità strutturali del sistema penitenziario e, secondo chi visita gli istituti, continuano a lasciare sullo sfondo la dignità delle persone detenute. Anche il 2026, avvertono parlamentari e attivisti, rischia di aprirsi senza un cambio di rotta sui diritti fondamentali.
L’ispezione a Regina Coeli - Ieri pomeriggio un’ispezione a sorpresa si è svolta nel carcere di Regina Coeli, a Roma, uno degli istituti più antichi e simbolici della Capitale e del Paese. A partecipare sono state Ilaria Salis, europarlamentare ed attivista per i diritti civili, e Ilaria Cucchi, senatrice della Repubblica da anni impegnata sul tema del carcere e della giustizia. Una visita che ha restituito l’immagine di una struttura “piena di persone e vuota di risorse”.
“Le persone qua dentro stanno male” - “Abbiamo appena svolto un’ispezione a sorpresa all’interno del carcere di Regina Coeli a Roma - ha commentato al termine dell’ispezione, Ilaria Salis - e abbiamo trovato all’interno di questa struttura delle condizioni che sono preoccupanti sotto parecchi punti di vista. Le persone qua dentro stanno male. Questo - sottolinea - non è un problema solo di Regina Coeli, ma che riguarda molte carceri”. Secondo l’europarlamentare, le strutture penitenziarie finiscono per accogliere persone che avrebbero bisogno di tutt’altro tipo di assistenza: “Trovano a dover ospitare persone - continua - che soffrono di disturbi psichiatrici o persone che soffrono di disturbi di tossicodipendenza e che di fatto dovrebbero essere ospitate in luoghi dove si potrebbero curare, cosa che evidentemente non è possibile all’interno di un carcere”.
Meno detenuti solo perché mancano le risorse - Ilaria Cucchi ha evidenziato in seguito una contraddizione apparente: “Sembrerebbe una buona notizia rispetto a un anno fa il numero di detenuti nel carcere di Regina Coeli di Roma è diminuito, ma - osserva Cucchi - c’è da dire che è diminuito per il fatto che a causa della mancanza di manutenzione ci sono ben tre sezioni chiuse”. Una riduzione che non nasce da politiche efficaci, ma dal degrado degli spazi.
Celle degradate e sovraffollamento mascherato - “Mancano i soldi, mancano le risorse, i detenuti soffrono, il personale soffre”, ha aggiunto la senatrice, spiegando che “un buon 50% dei detenuti è affetto da disturbi etico-psichico” e che “il 35% dei detenuti è tossicodipendente”. Numeri che, secondo Cucchi, rendono evidente come “il problema del sovraffollamento già si risolverebbe mettendo questi detenuti in luoghi diversi dal carcere”. Durante la visita sono emerse condizioni materiali critiche: “In alcune celle manca la luce elettrica”, in altre “non c’è un tavolino dove potersi appoggiare a mangiare” e “ci sono ancora le brande a tre piani”, con il terzo letto “a un’altezza notevole e molto pericoloso”.
Salute, burocrazia e umanità - Particolarmente delicata la situazione dei detenuti in osservazione psichiatrica: “Non vengono fornite lenzuola per motivi di sicurezza, ma non vengono nemmeno fornite lenzuola usa e getta, con il risultato che queste persone si trovano a dormire sul materasso di spugna”. Cucchi ha parlato anche di “casi di scabbia” e di diritti negati per ragioni organizzative: “Più di un detenuto deve rinunciare al proprio diritto alla salute perché quel giorno manca la scorta”. Tra gli episodi raccontati, anche quello di un detenuto a cui “non è stato dato modo di partecipare al funerale della propria madre”. Eppure, conclude la senatrice, “alla fine i detenuti, l’umanità, se la trovano da sé”, come dimostra il presepe realizzato da un recluso del cosiddetto “repartino”: un motivo di festa, anche qui dentro.









