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di Claudio Bellumori

romatoday.it, 14 marzo 2025

L’associazione non profit del terzo settore fa da ponte con aziende e imprese, per agevolare il reinserimento del detenuto una volta fuori dal carcere. E per fornire, concretamente, un’occasione di rinascita. A quanti non è capitato di sentirsi dire che il treno giusto, prima o poi, sarebbe arrivato. Vero. Come è vero che non basta solo salire sul vagone. Perché una volta sopra sono necessari sia biglietto che bagagli. E una destinazione. Che, talvolta, è l’opportunità per lasciarsi alle spalle il passato. In maniera netta. Insomma, un nuovo inizio. Da affrontare a testa alta.

Questa è la mission di Seconda Chance, associazione non profit del terzo settore che si è costituita nel 2022 e che è presieduta dalla giornalista del telegiornale de La7, Flavia Filippi (con lei da Roma collaborano anche Ida Petricci, Costanza Toti, Gabriella Lancianese, Caterina Piermarocchi). A oggi, ha una struttura nazionale con referenti e collaboratori in tutto lo Stivale. Tra gli obiettivi, fornire opportunità a detenuti ed ex detenuti.

Ma, soprattutto, portare tutta una serie di attività - tra sport e formazione - per migliorare, fattivamente e non a parole, le condizioni della popolazione carceraria. A corollario ci sono le storie. Di chi ce l’ha fatta. Allontanando demoni e cattivi pensieri. Perché una volta riassaporata la redenzione, l’unica cosa da fare è stata quella di guardare oltre. E anche più in là.

Il progetto di Seconda Chance

Seconda Chance, come illustrato da “statuto”, in sostanza ha come primo passaggio quello di presentare agli imprenditori la possibilità di fare impresa (a condizioni agevolate) direttamente all’interno dei penitenziari, “dove si trovano capannoni o locali dismessi il cui uso è ceduto a titolo gratuito”. Inoltre, “diffonde la legge Smuraglia (193/2000) che offre sgravi fiscali e contributivi a chi assuma, anche part time o a tempo determinato, detenuti in articolo 21 o.p. (legge 354/75) cioè persone ammesse al lavoro esterno”. Per arrivare a ciò, ci sono colloqui effettuati dentro le mura carcerarie. A cui si affianca la presa di coscienza, da parte del detenuto, che è possibile vedere la luce in fondo al tunnel. Con un cambio di rotta drastico. E tanta, tanta volontà. Nel mezzo Seconda Chance, che fa da ponte tra aziende e imprese.

Le offerte di lavoro a detenuti ed ex detenuti

Numeri alla mano, sono state finora oltre 450 le offerte di lavoro per detenuti ed ex detenuti messe a referto da Seconda Chance: oltre la metà di queste sono maturate nella città eterna e nel Lazio. La sede legale dell’associazione è a Roma, “dove andiamo fortissimi” ha specificato Filippi. Si tratta di un impegno costante che “dà soddisfazioni, ma è molto faticoso”. Le mansioni proposte sono spaziate nei settori più vari: ristorazione, grande distribuzione, edilizia, carrozzeria, servizi. Tantissime, nel tempo, le occasioni create nella Capitale, sia nelle zone “in” della città che negli altri quartieri. Intorno tanti esempi di vita: tra chi ora lavora in un residence nel rione Monti (“assunto a tempo indeterminato”) a chi ha trovato un impiego in un supermercato: nel giro di un amen è passato da scaffalista alla cassa (“il titolare dell’attività mi ha chiamata, dicendomi ‘sto ragazzo è un fenomeno”). Bene, in tal senso, anche la collaborazione con Fabbrica di San Pietro, ente preposto per le opere di manutenzione relative, appunto, al gioiello della Città del Vaticano.

“Mi sono ricostruito una vita”

Seconda Chance, sul campo, ha permesso a esistenze “appassite” di rifiorire. Come è accaduto ad Alessandro, cresciuto all’ex Laurentino 38 dove attualmente risiede. Una compagna, quattro figli e una vita difficile. Da sempre. “La mia situazione familiare era disastrosa sin da quando ero bambino”. L’inizio come operaio edile, poi i reati (nell’ambito degli stupefacenti). Fino all’apertura delle porte del carcere: quello di Rebibbia. I colloqui, una prima occasione con una ditta edile. A seguire, l’incontro con Seconda Chance e ancora una nuova opportunità lavorativa. Che sta proseguendo: dalle 7 alle 16. In testa tante idee chiare. “Ricominciare verso il futuro. È stata una botta di vita. Con quattro figli da mantenere non potevo permettermi più errori. Oggi posso affermare di essere fiero di me stesso - ha confessato - ho una casa, una macchina, un qualcosa che piano piano ho costruito. Il diavolo tentatore una volta uscito? C’è stato. Ma non l’ho ascoltato. Il percorso è stato lungo, ho avuto modo di riflettere in carcere. Ora ho una mia stabilità”. Con una considerazione: “Raccontare un domani tutto ai miei figli? Certo. Il più grande ne è già a conoscenza. Ma non è un problema. Perché dovranno sapere quanto sono cambiato”.

“La rinascita dopo aver toccato il fondo”

“Sono rullato dopo aver toccato il fondo”. Alessandro è stato - ed è - di questo avviso. Adesso lavora come elettricista e il suo datore di lavoro è la Fabbrica di San Pietro. Cresciuto al Quadraro, adesso abita fuori città. Era incensurato quando gli è stata comminata la misura degli arresti domiciliari per spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti. “Avevo tanti amici, ma quando ho avuto necessità di un impiego nessuno si è fatto avanti”. Finché non c’è stato il contatto con Seconda Chance: “Ho effettuato il colloquio. Poi la fine della detenzione e l’inizio della mia attività come elettricista a San Pietro. Quella mattina di aprile ancora me la ricordo: scattai un selfie. In precedenza - ha ammesso - avevo svolto la mansione di elettricista per una ditta di Pomezia, che è fallita. Dopodiché avevo aperto un locale notturno, a Nettuno. A seguire una serie di spiacevoli eventi, le difficoltà fino a una nuova opportunità”. Per Alessandro conoscere Seconda Chance “è stata una vera e propria botta di fortuna. Dove mi trovo adesso sto bene. E non ho mai percepito diffidenze sul mio conto. Inoltre, sono sereno. Ho una mia stabilità, grazie al lavoro e anche perché ho fatto un percorso introspettivo su me stesso”.

“Sono contento di ciò che faccio e di quello che ho”

In un noto Caffè dell’Eur corre tra i tavoli E. (ha voluto che il suo nome fosse siglato, ndr) che si sta ricostruendo una vita. Un contratto a tempo determinato, con la speranza che la stabilità lavorativa - a breve - non abbia più una scadenza. “Sembrerà un ragionamento banale, ma in questo tempo ho capito il valore dell’emancipazione e la sua bellezza. Seconda Chance mi ha dato una opportunità, grazie alla quale sto coltivando un mio spazio. La famiglia è sempre stata vicina, nonostante le difficoltà. In questo tempo, oltre al lavoro, sto ricostruendo la mia esistenza. All’inizio, in particolare, non è stato facile rapportarmi con gli altri. Perché venivo da un mondo diverso. E dovevo entrare in contatto con un nuovo. Adesso vivo bene. E questo perché ho avuto questa occasione. Diversamente, non starei raccontando tutto ciò”.

Lazar e quella “giornata particolare”

“Ho dovuto superare i pregiudizi. È stata dura, in tutti i sensi”. Lazar abita a Fonte Laurentina. Originario della Serbia, ha dovuto fare i conti con la giustizia sempre per reati legati alla droga. Il carcere, la detenzione domiciliare (in zona Ottavia) e l’incontro con Flavia Filippi. “Ho cominciato il mio viaggio nel mondo della ristorazione. Inizialmente come cameriere. Al momento sono responsabile di un locale dalle parti di piazza Navona”. Un bel passo. In linea con il volo pindarico effettuato da Lazar. “Il mio è stato un cambio netto, ho lavorato molto sulla mia persona. Non c’erano altre soluzioni. Solo così poteva concretizzarsi, effettivamente, un reinserimento. Il primo giorno di lavoro? È stata una giornata strana. Anzi, particolare”. E in quel momento, Lazar, ha compreso una cosa: “In un vortice di emozioni ho capito che stavo facendo le cose nel modo corretto. Adesso ho una vita sana e regolare. Grazie a una seconda opportunità”. Che, dopotutto, è quel proverbiale treno passato nel posto giusto. E al momento giusto. Lazar, come gli altri, si è seduto in carrozza, con al seguito le valigie e il tagliando di viaggio da mostrare al controllore. Diretto verso una meta che ha un sapore unico. Quello della libertà.