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di Marco Carta

La Repubblica, 12 marzo 2026

Il report di Antigone: “Clima interno negativo”. In un anno 17 tentati suicidi tra gli ospiti dell’istituto finito sotto indagine. Risse, incendi, celle devastate, tentativi di fuga. Droga, violenza e sopraffazione. Se si mettono in fila le cronache degli ultimi anni dell’istituto penale per minorenni di Casal del Marmo, emerge la fotografia di una tensione costante. Un equilibrio fragile come si evince anche dall’VIII rapporto sulla giustizia minorile dell’associazione Antigone, diffuso a febbraio e significativamente intitolato “Io non ti credo più”. Casal del Marmo, periferia nord - ovest di Roma, è l’unico istituto minorile italiano che ospita contemporaneamente ragazzi e ragazze detenuti. Al momento della visita dei ricercatori di Antigone i presenti erano 57: 51 maschi (di cui 24 maggiorenni) e 6 femmine, oltre la metà stranieri, molti minori non accompagnati. Ma dall’approvazione del decreto Caivano le presenze sono in costante aumento.

In un caso, raggiunta quota 70, i responsabili della struttura sono stati costretti ad aggiungere letti nelle celle e comprimere ulteriormente gli spazi comuni. “Numeri così elevati hanno implicato la riduzione significativa degli spazi comuni delle sezioni maschili”, scrivono i ricercatori nel report, sottolineando come “il sovraffollamento abbia avuto un forte impatto negativo sulle condizioni di detenzione e sul clima interno”.

La tensione emerge anche dai numeri disciplinari. Nel 2024 sono state irrogate 214 sanzioni, di cui 132 esclusioni dalle attività in comune. Nello stesso anno 16 detenuti sono stati trasferiti nel sistema penitenziario per adulti per ragioni di sicurezza, mentre dall’inizio del 2025 i casi sono già tra gli 8 e i 9. Altri dati raccontano la fragilità della vita interna: 188 episodi di autolesionismo e 17 tentati suicidi nel solo 2024. Ma anche 4 evasioni, di cui tre in un’unica occasione.

Le condizioni degli spazi non aiutano. “Entrambe le palazzine maschili versano in condizioni molto fatiscenti. La palazzina femminile è in condizioni decisamente migliori” si legge nel report, che poi si sofferma soprattutto sulla parte dedicata ai giovani detenuti. “La cella visitata ospitava quattro ragazzi, aveva muri disadorni, scrostati e a tratti con muffa. Sono praticamente prive di mobilio, composto esclusivamente dai letti, un armadio condiviso e una tv”. In una stanza, annota il rapporto, “i ragazzi utilizzavano uno stendino per i panni a mo’ di tavolo”. Tra spazi chiusi e non utilizzati e bagni sporchi, tanti sono i problemi da risolvere. “Uno dei due corridoi era in condizioni particolarmente critiche, con muri bruciati e con perdite d’acqua dal soffitto”.

Il clima di diffidenza è totale. Nella palazzina maschile la sala mensa non viene sempre utilizzata. “Gli agenti non lo consentono poiché la stanza è priva di telecamera”, denunciano i detenuti, mentre l’agente presente sostiene che “è scelta dei ragazzi decidere di mangiare o meno nello spazio comune”. A pesare è anche la carenza di personale. La pianta organica della polizia penitenziaria prevede 89 unità, ma sono solo 55, tra distaccamenti e frequenti assenze per malattia. Il risultato è un istituto ingestibile, dove la funzione rieducativa viene sopraffatta dall’istinto di sopravvivenza di fronte alla violenza e ai soprusi continui, come emerge anche dall’inchiesta che vede indagati dieci agenti di polizia penitenziaria.