di Marina de Ghantuz Cubbe
La Repubblica, 21 maggio 2026
Studenti donano materiale didattico ai detenuti universitari: “Non li lasciamo soli”. Lunedì 25 maggio alla Cappella della Sapienza lo spettacolo “La forma del vuoto” sarà un momento di confronto e solidarietà. Poi alle 20 la performance aperta a tutti. Teatro, impegno sociale e diritto allo studio si incontrano alla Cappella della Sapienza, dove lunedì 25 maggio andrà in scena “La forma del vuoto”, spettacolo teatrale scritto e diretto da Francesco d’Alfonso. Un’occasione per gli studenti dei licei romani di donare materiale utile agli universitari detenuti. “Dei circa 125.000 studenti della Sapienza, 73 sono detenuti - spiega don Gabriele Vecchione che è anche presidente della Comunità San Filippo Neri.
E poi? - Ammesso che studiare sia facile, studiare in carcere è ancora più difficile, perché mancano le condizioni per studiare con calma e con profitto: fa caldo d’estate, fa freddo d’inverno, c’è continuo rumore, spesso non c’è la connessione wifi, spesso non ci sono soldi per acquistare i manuali di studio, i tutor e i docenti hanno difficoltà a entrare. Come Chiesa della Divina Sapienza non possiamo abbandonare questi nostri studenti”. Lo spettacolo, ospitato nell’auditorium della Cappella della Sapienza, vedrà in scena Irene Ciani e Gabriele Enrico, accompagnati dalle percussioni di Francesco Conforti, in una drammaturgia originale che debutterà proprio in questa occasione.
La giornata si articolerà in due momenti distinti. In mattinata, don Gabriele Vecchione accoglierà alcuni studenti dei licei romani invitati ad assistere alla rappresentazione. I giovani parteciperanno anche a un momento di confronto dopo aver consegnato materiale didattico raccolto per gli universitari detenuti. Al dialogo prenderanno parte il professor Pasquale Bronzo, docente di Diritto processuale penale alla Sapienza e Delegato Rettorale per il Polo Universitario Penitenziario, insieme alla dottoressa Cecilia Mariani, dottoranda in Procedura penale.
In serata, alle ore 20, lo spettacolo sarà replicato con ingresso libero a offerta: il ricavato sarà interamente devoluto al Polo Universitario Penitenziario. “La forma del vuoto” racconta l’esperienza della detenzione attraverso due prospettive radicalmente diverse: quella di una donna, liberamente ispirata alla scrittrice Goliarda Sapienza, che visse un breve periodo nel carcere di Rebibbia, e quella di un ragazzo romano di diciannove anni. Lei osserva il carcere con uno sguardo analitico, cercando di comprenderne le dinamiche profonde fino a riconoscervi una forma estrema della società contemporanea. Lui, invece, vive la reclusione nella dimensione immediata del corpo e dello sguardo degli altri: il carcere diventa esposizione continua, giudizio costante, spazio in cui l’identità si incrina. Al centro della narrazione emerge così un “vuoto”: quello tra ciò che si era e ciò che si è costretti a diventare. Un vuoto che, nella drammaturgia di d’Alfonso, non coincide con un’assenza, ma con una trasformazione lenta e inevitabile. Tra silenzi, paura, memoria e bisogno di riconoscimento, il carcere si trasforma in uno specchio che interroga il rapporto tra identità, tempo e libertà.











