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di Madi Ferrucci

 

Il Manifesto, 26 giugno 2019

 

Rifiutate oltre 50 iscrizioni per l'istituto tecnico. Stessi comportamenti nel resto d'Italia. Lo chiamano "ozio forzato" nel gergo del carcere. È una condizione che vivono molti detenuti quando mancano attività di rieducazione all'interno delle strutture carcerarie.

Ieri mattina il sindacato degli insegnanti Rsu-Sgb dell'istituto tecnico-industriale "J. Von Neumann" di Rebibbia ha comunicato lo stato di agitazione e ha inviato una lettera alle autorità competenti contro il taglio delle iscrizioni. Secondo i dati del sindacato saranno solo 32 le classi concesse al distaccamento dell'Istituto presente all'interno del carcere. Le classi necessarie sarebbero 40 ma l'ufficio scolastico regionale è stato categorico: l'indirizzo tecnico commerciale potrà accogliere solo 100 nuove iscrizioni a fronte delle 157 richieste, mentre per l'indirizzo commerciale ci sarà un taglio di altri 37 posti.

Al momento gli studenti del distaccamento carcerario dell'istituto sono circa 800. Molti insegnanti hanno cercato di ridurre le iscrizioni alla fonte contenendo le richieste, altri invece si sono opposti con forza: "Siamo pronti a scioperare a settembre se non ci verrà data risposta. I tagli sono stati decisi dall'ufficio scolastico regionale e rappresentano un'applicazione in senso rigido della riforma Gelmini. L'istruzione però è un diritto e la nostra Costituzione parla di una pena che deve tendere alla rieducazione del condannato. Com'è possibile farlo senza scuola?", denuncia Barbara Battista, insegnante e sindacalista dell'Rsu-Sgb.

Un caso simile è stato denunciato di recente dall'associazione Antigone, che dal 1998 gestisce un osservatorio sulle condizioni di detenzione in Italia. L'allarme riguarda 4 istituti superiori in provincia di Cosenza nelle carceri di Castrovillari, Paola, Rossano e Cosenza, dove le classi tagliate sono ben 32. L'associazione ha scritto al Direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale per la Calabria ma per il momento nessuna risposta.

Nel 2018 degli 86 istituti visitati da Antigone, solo il 26,9 % dei detenuti risultava coinvolto nei percorsi di formazione scolastica e in 3 istituti quest'offerta risultava del tutto assente. Non va meglio nel 2019, dove la percentuale scende al 22,6 % ed altri 5 istituti risultano privi di qualsiasi offerta formativa.

"Non è solo questione di rieducazione, si tratta di un diritto. Se si vuole sicurezza bisogna essere certi di riconsegnare alla società persone che hanno avuto la possibilità di riadattarvisi costruendo un percorso diverso rispetto a quando sono entrati. Non a caso il diritto all'istruzione è previsto anche dall'ordinamento penitenziario", dichiara Claudio Paterniti dell'Osservatorio di Antigone. Un libro, un corso di inglese, un laboratorio di informatica: sono modi di garantire a ciascun detenuto la dignità di essere umano. Se è vero che un uomo non si definisce solo per quel che mangia, togliere la possibilità di studiare a un detenuto non sembra meno grave del privarlo di un pasto caldo.

 

Per il diritto allo studio nella periferia e nel carcere di Rebibbia (sindacatosgb.it)

 

Lo scorso anno scolastico oltre 150 studenti reclusi non hanno avuto una classe, stessa sorte ai tanti studenti "liberi" che si sono visti rifiutare l'iscrizione alle sedi di San Basilio e Tiburtino. Quest'anno a Rebibbia le iscrizioni "scomparse" sono 94, delle sole classi prime per giustificare il diniego delle classi necessarie. Con questa amara constatazione il Collegio Docenti dell'IISS "J. von Neumann" di Roma (con sedi a San Basilio, Tiburtino e Rebibbia) il 12 giugno ha decido di non riconfermare l'Accordo con il Centro Provinciale dell'Istruzione per gli Adulti, fintanto il Miur e l'Ufficio Scolastico Regione Lazio non si impegnino ad accordare un incontro sulla situazione della loro scuola.

È stata una decisione importante vista l'insistenza del Miur a pretendere una firma, di fatto un consenso alla Riforma Gelmini che ha provocato tagli alle ore di lezione e alle classi non solo all'istruzione per gli Adulti: lo scambio che si vuole è un aumento del lavoro burocratico in cambio di una riduzione da 5 a 3 anni del corso di studi per gli studenti/adulti. L'USR del Lazio ha addirittura scritto che le classi saranno al massimo 32 per Rebibbia, senza alcuna considerazione su numero di studenti o sulle condizioni strutturali!

La logica dei "risparmi" sulla scuola sta producendo ben altri costi sociali in tutto il territorio della periferia romana, in termini di abbandono scolastico tra i figli dei lavoratori e delle fasce popolari. Lo spostamento dei finanziamenti dalle ore di lezione su progetti e progettini, sull'alternanza scuola lavoro o alla finta meritocrazia sta minando la funzione di riscatto che la scuola per le giovani generazioni dentro e fuori il carcere. Altro che "legalità", altro che impegni per l'educazione, l'istruzione per tutta la vita o la rieducazione.

I lavoratori rivendicano classi in più, aumento dei docenti di sostegno, del personale Ata (collaboratori scolastici, tecnici, e amministrativi). Rivendicano, il rispetto della trasparenza amministrativa, della democrazia e della collegialità nella gestione della scuola: il minimo per poter assolvere ai propri compiti in sicurezza per gli studenti, le famiglie. Per rompere il muro dell'indifferenza delle istituzioni e della connivenza di dirigenti e sindacati collaborazionisti, SGB sostiene la mobilitazione dei lavoratori e degli studenti, proclamando lo stato di agitazione di tutto il personale e se necessario fino allo sciopero.