di Stefano Liburdi
Il Tempo, 23 dicembre 2019
Festa nella torrefazione del carcere di Rebibbia. Brindisi con le note del duo Di Battista-Nicolai.
"Poi d'improvviso venivo dal vento rapito. E incominciavo a volare nel cielo infinito". Nicky Nicolai intona la canzone italiana più famosa al mondo accompagnata dalle note del sassofono di Stefano Di Battista e dei suoi musicisti.
La platea accompagna con battiti di mani e canta insieme alla raffinata artista il ritornello. "Volare oh oh, Cantare oh oh oh, nel blu dipinto di blu. Felice di stare lassù". Sorrisi e voglia di stare bene nella torrefazione del "Caffè Galeotto" all'interno del carcere di Rebibbia Nuovo Complesso. Qui il caffè viene tostato, pulito, fatto riposare per tre o quattro giorni all'interno dei silos dove finisce di fermentare e, infine, imbustato.
Tavoli coperti da tovaglie rosso-festa occupano lo spazio centrale della fabbrica, a fare da contorno sacchi di juta colmi di chicchi di caffè e i macchinari per la produzione. Detenuti, camerieri per l'occasione, portano piatti colmi di cibo che loro stessi hanno preparato per l'occasione. Come ogni anno la Panta Coop, titolare dell'attività di torrefazione, si è fatta promotrice del pranzo di Natale occasione di incontro tra società esterna con il mondo del carcere.
"Volare oh, oh. Cantare oh oh oh", si alzano ondeggianti le mani del "parterre" dove siede la dott.ssa Rosella Santoro, che da tre anni a capo di questo Istituto, ha trasformato un luogo di pena e espiazione in un luogo di formazione, occupazione, di recupero e reinserimento con attività produttive. Applaudono e sorridono il senatore Pier Paolo Sileri, l'assessore al Comune di Roma Daniele Frongia, la presidente del IV Municipio Roberta Della Casa.
E ancora sorrisi da Daniela De Roberts, qui in rappresentanza del Garante Nazionale dei diritti delle persone prive della libertà, con lei il Garante Regionale dei diritti dei detenuti Stefano Anastasia e il Garante Comunale Gabriella Stramaccioni. Seduti ai tavoli anche esponenti della polizia penitenziaria, volontari, fornitori, clienti del Caffè Galeotto e i detenuti che fanno gli onori di casa. Hanno lavorato con cura per rendere accogliente il magazzino dove lavorano e in effetti ci sembra di respirare e di riconoscere la vita che qui scorre anche gli altri giorni. Tra sorrisi e strette di mano, tutti sono stati accolti da un prosecco di benvenuto che ha dato inizio al banchetto. Cornetti salati e rotoli di pasta ripieni hanno preceduto una lasagna calda, abbondante e delicata.
Poi polpette alla crema di peperoni prima del gran finale con il tiramisù al sapore di mandorle e la specialità della casa: il caffè. Un detenuto ha il piatto vuoto, sorride e beve coca cola. Ha superato i cinquant'anni e viene dal Senegal: è in carcere da otto anni. Tra pochi mesi sarà fuori. Lui non mangia carne, sorridendo svela il segreto della sua tranquillità davanti alla lasagna: "Ho mangiato prima un piatto di spaghetti alle vongole in sezione".
Ridiamo insieme. Vendeva merce contraffatta nelle vie del centro di Roma quando è stato arrestato. No, i suoi "fornitori" no. Loro sono ancora in giro e lo avranno certamente sostituito con qualche altro che ripercorrerà la sua stessa strada. Il senso alla detenzione lui lo ha trovato qui a Rebibbia, nella torrefazione. Lavora alla macchina che confeziona il caffè alla fine del processo di produzione. Ha un lavoro in mano e una formazione che potrebbe agevolarlo quando sarà fuori di qui e si riaffaccerà al mondo esterno.
La Torrefazione occupa 10 detenuti regolarmente assunti e 4 in formazione. Grazie al progetto del Caffè Galeotto, quest'anno hanno assaporato la libertà accedendo ai benefici di leggi e inserendosi nel mondo del lavoro ben tre detenuti. "Sono piccoli numeri lo so - spiega Mauro Pellegrini che nei primi anni duemila ha fondato la Panta Coop - Ma per noi sono un'enormità e una grandissima soddisfazione. Il coronamento di tutto il nostro lavoro".
L'impegno è quello di far sì che la pena non sia solamente "punitiva", ma sia anche e soprattutto occasione di riscatto personale. Diventa fondamentale dunque fornire i mezzi a chi i mezzi non li ha avuti o non li ha voluti usare. Attraverso la formazione prima e il lavoro poi, il detenuto può recuperare dignità e affrontare l'impatto con il mondo esterno sempre poco propenso a riaccogliere chi ha sbagliato.
Chi non ha beneficiato di attività formative ha un tasso di recidiva superiore al 70% contro quello che sfiora il 5% di chi è accolto in realtà lavorative. Nicky Nicolai e Stefano Di Battista continuano a trascinare il pubblico e con la loro musica contribuiscono a rendere indimenticabile questa giornata per gli ospiti. L'insolito pubblico ascolta e partecipa.
I due artisti hanno sposato da tempo questa causa e a ogni occasione, con sempre maggior entusiasmo, offrono dei momenti di serenità a persone che stanno affrontando un momento delicato della propria esistenza. "Penso che un sogno così non ritorni mai più", ma la voglia è che questa giornata di forti emozioni non finisca con il pranzo, ma che questo spirito prosegua nella vita e nell'impegno di tutti i giorni. Che sia dentro o fuori da queste mura.










