di Andrea Ossino
La Repubblica, 31 agosto 2026
La procura accusa dieci agenti di aver commesso violenze nei confronti di dodici detenuti minorenni. In tre sono stati interdetti per un anno dal servizio. Tre agenti sospesi dal servizio per un anno. E un giudice che, per la prima volta, mette nero su bianco ciò che le indagini avevano già restituito: a Casal del Marmo dodici detenuti minorenni sono stati torturati. L’ordinanza con cui tre agenti della polizia penitenziaria sono stati interdetti dal servizio per dodici mesi è stata notificata lo scorso 17 agosto. È nelle pagine di quel provvedimento che il gip parla di tortura. Non sulla base di un solo elemento, ma attraverso una ricostruzione che tiene insieme testimonianze, immagini, denunce, relazioni di servizio e referti medici che testimoniano “ecchimosi con escoriazione sul costato sinistro”, “ecchimosi alla spalla destra”, “ferita all’occhio sinistro”, “lividi sul petto e gamba”, “arrossamento dell’occhio”.
Ci sono i racconti degli operatori del penitenziario minorile, che descrivono “una realtà totalmente allo sbando”. E ci sono le due denunce firmate dal capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Antonio Sangermano. E poi l’esposto della Garante dei detenuti. E ancora le relazioni di servizio, i filmati delle telecamere interne al carcere, i referti medici e gli atti dell’indagine condotta dalla pm Rosalia Affinito. Ma a pesare sulla testa dei secondini indagati sono soprattutto le dodici testimonianze delle vittime - tutti stranieri, quasi sempre egiziani, tra i 15 e i 19 anni - cristallizzate attraverso altrettanti incidenti probatori. Racconti di pestaggi, minacce, umiliazioni, violenze. Torture.
“Animale mi ha lanciato addosso dei libri e mi hanno fatto sdraiare sul lettino, togliere i pantaloni e gli slip e mi hanno minacciato di tagliarmi le palle. Poi hanno preso una forbice e l’ha avvicinata al mio testicolo destro facendomi uscire del sangue. Io piangevo e li pregavo di smettere e poi mi hanno riportato in cella e hanno continuato a picchiarmi con calci e pugni”, è una delle testimonianze. Al centro dell’inchiesta ci sono dieci agenti della polizia penitenziaria. Due sono indagati per tortura, altri cinque per lesioni, tre per falso. Sono difesi da Marco De Carolis, Rosario Singon, Domenico Naccari e ad altri principi del foro.
Nelle carte firmate dalla pm Rosalia Affinito e dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, tornano i soprannomi con cui i detenuti indicavano alcuni degli agenti: Pugile, Animale, lo sceriffo, Shrek. È su questo materiale che il gip costruisce una valutazione che va oltre la semplice contestazione delle singole condotte. Parla di “comportamenti incongrui, inurbani e delittuosi”. E chiarisce che quelle condotte non possono essere giustificate dalle “condizioni di degrado educativo in cui nel 2025 versava il carcere minorile di cui si discute, né alla conseguente necessità per l’amministrazione penitenziaria di inviare personale più esperto”. La misura non riguarda tutti gli agenti coinvolti nell’inchiesta. La sospensione dal servizio è stata disposta nei confronti di chi “sfruttando la propria rete di contatti, conoscenze od altro, possa reiterare la condotta criminosa, anche in veste di concorrenti, morali o materiali”.
Una valutazione che, scrive il giudice, “non possono essere lasciate alla libera sensibilità dell’amministrazione penitenziaria (e dei suoi, peraltro mutevoli, vertici) ma vanno orientate, vista la descritta situazione di ripetute violenze”. Affinchè non possa più accadere quanto patito, ad esempio, da Jamal: “Sono venuto da un Paese dove mi hanno torturato, mi hanno fatto di tutto, rapito. Un Paese dove non c’è legge, dove non c’è Stato. Ho detto: vengo in un Paese (l’Italia, ndr) dove c’è la legge, dove c’è il diritto, dove c’è lo Stato e vengo trattato così?”.









