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di Adelaide Pierucci

 

Il Messaggero, 9 luglio 2019

 

Sarà un processo per valutare se riguardo alla morte di Valerio Guerrieri - il 21enne romano che si è impiccato a Regina Coeli il 24 febbraio 2017, dove tra l'altro, non doveva essere neanche recluso - ci siano state delle omissioni di chi lo avrebbe dovuto assistere.

Ieri il gip Flavia Costantini ha rinviato a giudizio con l'accusa di omicidio colposo una delle due psichiatre che ha visitato il detenuto senza allenarsi e i 7 agenti della penitenziaria addetti al controllo ogni quarto d'ora e che invece non si erano nemmeno accorti che già dal giorno prima Guerrieri aveva annodato un lenzuolo col quale si è lasciato andare nel bagno della cella.

Nella stessa udienza il giudice ha disposto l'assoluzione della seconda psichiatra per cui, invece, il pm Attilio Pisani aveva chiesto 6 mesi di carcere in abbreviato. Valerio Guerrieri lo aveva detto al giudice, tre giorni prima, che in carcere non ce l'avrebbe fatta: "Regina Coeli è un caos. Soffro mentalmente, mandatemi a casa". Il giudice così accertata l'incapacità ne aveva disposto la scarcerazione, con l'assegnazione a una Rems, da dove in passato era scappato più volte. Il trasferimento, invece, non era "Per me tutti avevano una responsabilità - dice Ester, al madre. L'assoluzione della psichiatra mi ha sconvolto. Era palese che mio figlio avesse problemi.

Aveva già tentato il suicidio e episodi di autolesionismo". Nel mirino delle indagini, su sollecitazione dell'avvocato Claudia Serafini che assiste il padre della vittima, sono finiti anche il direttore del carcere e i vertici del Dap. A sollecitare il supplemento d'inchiesta è stato qualche mese fa il gip Claudio Carini.