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di Ilaria Sacchettoni

Corriere della Sera, 15 giugno 2024

I finanzieri del Nucleo di polizia valutaria che hanno approfondito la questione hanno interrogato detenuti, prelevato campioni di cibo per le analisi e infine depositato una serie di informative ai pm. Latte annacquato, carne di scarto, caffè con i fondi e verdure guaste: in carcere il cibo è una pena accessoria. Peggio: una frode nelle pubbliche forniture, secondo la ricostruzione dei magistrati Giulia Guccione e Gennaro Varone. Ora però quei pm chiedono il processo per amministratore e socio della Società Ventura, che, un anno dopo l’altro, si è aggiudicata l’appalto per la fornitura dei pasti nei penitenziari di Roma. I finanzieri del Nucleo di polizia valutaria che hanno approfondito la questione e hanno interrogato detenuti, prelevato campioni di cibo, spedito a un laboratorio di analisi quei prelievi e infine depositato una serie di informative ai pm.

Contro la Ventura, oggi, ci sono testimonianze (alcune toccanti: la pessima qualità del cibo ha influito pesantemente sulla salute di molti reclusi), riscontri scientifici, prove circostanziate. Dalla società si difendono dicendo che non potevano sapere: il vitto viene distribuito da addetti e nulla sanno i vertici della azienda. Al contrario magistrati e investigatori sono convinti di aver individuato l’origine di uno scandalo silenzioso e lunghissimo. L’avvio dell’inchiesta si deve a un esposto, integrato nel tempo, di Gabriella Stramaccioni, garante dei detenuti nominata dall’amministrazione pentastellata (e in seguito non rinnovata dai dem), che raccolse con metodo le proteste quotidiane trasformandole in segnalazioni.

Ventura risulta assegnataria della fornitura complementare del cosiddetto sopravvitto, una sorta di spaccio interno a prezzi generalmente di mercato. L’effetto somiglia a un circolo vizioso: chi evita il vitto scadente distribuito dalla Ventura è però costretto, per cause di forza maggiore, ad acquistare i suoi prodotti allo spaccio. Colpa del ribasso applicato in gara? È un fatto che oggi la Ventura è incaricata di fornire pasti alla (modestissima) cifra di 3,86 euro a persona. Una tariffa che include colazione, pranzo e cena e che, in realtà, rappresenta un piccolo miglioramento rispetto agli stracciati 2,39 euro giornalieri in vigore fino a tre anni fa.

All’epoca vi fu perfino un pronunciamento della sezione di controllo della Corte dei Conti (e in particolare del presidente Antonio Mezzera) che stigmatizzava il ribasso applicato nella gara d’appalto. In seguito la Procura regionale di via Baiamonti ha avviato un approfondimento, tuttora aperto, su possibili danni d’immagine derivati all’amministrazione pubblica da quell’impensabile bando.

Se l’ipotesi formulata dai magistrati di piazzale Clodio fosse giusta, dietro le sbarre si starebbe consumando una violazione importante. Piccole e grandi ritorsioni della Ventura contro i detenuti che hanno segnalato lo scandalo vitto si sono consumate nei mesi scorsi (per tutte: la distribuzione di insultanti dolcetti di forma fallica recapitati per Pasqua). L’avvocato Vincenzo Maiello, che assiste la Ventura, si definisce sereno: “Affronteremo questa fase del procedimento forti delle nostre ragioni che ci vedono completamente estranei ai fatti”, spiega. Mentre l’ex garante Stramaccioni commenta: “Era tutto vero ciò che avevo denunciato e documentato in totale solitudine e rischiando in proprio. Una situazione opaca che va avanti da anni e che nessuno ha voluto affrontare”. Tocca ora al Tribunale fissare una data per la decisione.