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di Romina Marceca, Marco Mensurati

La Repubblica, 27 marzo 2023

Parla Piero Petrini, primario del San Camillo, dove morì il 26enne tunisino. Due medici e due infermieri sono accusati di omicidio colposo. Hanno ucciso un ragazzo sano, bombardandolo di sedativi e antiepilettici. Ad ammetterlo, in una mattina di fine marzo davanti alla porta di Psichiatria all'ospedale San Camillo di Roma, è il professor Piero Petrini, il primario del reparto in cui Wissem Ben Abdel Latif, migrante tunisino in transito a Roma nel suo viaggio verso la Francia, è morto a 26 anni, il 28 novembre del 2021, in circostanze sospette.

Per quel decesso la procura di Roma ha indagato (con l'ipotesi di omicidio colposo e falso in atto pubblico) due medici e due infermieri in servizio sotto la responsabilità proprio del primario Petrini. "Non lo scriva - premette il medico - ma la verità è che quel ragazzo stava meglio di me, gli esami erano buoni".

Dice così Petrini non spiegando però per quale motivo, se era sano, il ragazzo sia stato legato a un letto in corridoio e riempito di sedativi. Il primario parla per la prima volta del caso a un anno e quattro mesi di distanza. E, invece di spiegare come sia possibile che due medici e due infermieri del suo reparto abbiano iniettato un farmaco che non era stato in alcun modo prescritto, omettendo per giunta di trascrivere la cosa in cartella, si preoccupa di difendere reparto e medici. Arrivando fino allo scaricabarile.

Ma se Wissem era sano, di cosa è morto secondo lei?

"L'ho detto e l'ho riferito a chi di dovere. Non cercate in questa direzione. Questo paziente veniva dal Cpr di Ponte Galeria (il centro per il rimpatrio, ndr). Lì è successo qualcosa, non qui. I miei colleghi non hanno fatto niente".

Sta sostenendo che è stato picchiato? Voi avete riscontrato ferite o la compromissione degli organi interni?

"No, il paziente stava meglio di me e di lei, lo ripeto. Gli esami erano buoni".

Al momento ci sono due medici e due infermieri del suo reparto indagati per la morte di Wissem...

"Nessuno mi ha ufficialmente riferito di questa svolta nelle indagini. I miei colleghi sono ancora in servizio, si aspetta il terzo grado di giudizio. Se avessi saputo della loro condotta li avrei subito segnalati al consiglio di disciplina".

Quindi lei nega l'errore medico?

"Non c'è un errore medico secondo me. È stato trattato benissimo. Poi quello che è successo quella notte non lo so, sia chiaro. Io non c'ero. Potrebbe avere avuto un aneurisma cerebrale".

Negli esami di sangue di Wissem c'era un valore riferito alla corretta funzionalità dei muscoli di 35 volte maggiore rispetto al normale...

"Gli esami erano normali, la Cpk a 7.151 ci sta in un uomo contenuto (era legato a una barella, in corridoio, ndr) e che si agitava. Noi potevamo dargli solo eparina e gliel'abbiamo data".

Non avete pensato di fare approfondimenti? Un elettrocardiogramma?

"Non siamo riusciti a fare un elettrocardiogramma, era sempre agitato. Io lo avevo chiesto, ma non ci riuscivamo. Abbiamo fatto vedere l'elettrocardiogramma di tre giorni prima e i colleghi avevano detto che andava bene".

Ma il paziente è comunque morto legato a quel letto...

"Che le devo dire? Non ha mai sentito che ci sono giovani a 18 anni che si vanno a coricare e la mattina non si risvegliano più?".

In cartella c'è scritto che Wissem assumeva due sedativi e un antiepilettico. Possibile che non fosse gestibile per eseguire un elettrocardiogramma?

"Non importa, era agitato. Posso assumere 40 gocce di Tavor e dormire e prenderne 80 e essere agitato. Tutto dipende da come sono dentro".

Allora forse la contenzione è stata esagerata?

"Cosa facevamo? Lo facevamo sbattere nei muri? Quella Cpk non è pericolosa perché è un indice muscolare, non cardiaco".

Quindi per lei è normale che un paziente rimanga legato a un letto in un corridoio?

"Il paziente è stato messo in corridoio. L'ho fatto legare perché era sempre agitato e, quando il posto si è liberato, ho preferito tenerlo in corridoio per averlo sott'occhio. Era un paziente che aveva bisogno di ossigeno. Non aveva altre complicazioni, era giovane".

Sta di fatto che dalla cartella di Wissem manca il diario di contenzione...

"Sì, è vero, ma i dati erano riportati anche sui fogli degli infermieri".

Wissem urlava, voleva comunicare qualcosa. È stato affiancato da un mediatore culturale?

"Il mediatore è venuto ma non capiva nulla perché lui ha detto solo che aveva il cervello che gli usciva dalla testa. Che voleva dire? Alludeva a una malattia neurologica?".

Scusi, quindi il mediatore non comprendeva il tunisino?

"Non capiva nulla di quello che diceva il paziente, non riuscivano a comunicare".

Lei è indagato?

"No. A mio carico ho un procedimento amministrativo per non avere mandato al consiglio di disciplina il collega e gli infermieri della notte in cui è morto Wissem. Sta di fatto che il nostro è stato definito il reparto degli orrori e adesso qui non vuole venire più nessuno".