di Liana Milella
La Repubblica, 17 giugno 2020
L'audizione in Antimafia dell'ex direttore dell'ufficio detenuti del Dap, che definisce quell'atto "una mera segnalazione", poi furono i giudici a scarcerare. E su Zagaria ammette: "Un grave errore del mio ufficio". Bonafede sapeva. Basentini era d'accordo e aveva dato l'ok. "Io non firmai perché non avevo la firma digitale".
Davanti alla commissione parlamentare Antimafia, che sta conducendo un'inchiesta sulle scarcerazioni dei mafiosi avvenute tra marzo e aprile, arriva l'ex direttore dell'ufficio detenuti del Dap Giulio Romano. Che si è dimesso il 3 giugno, anche se adesso è ancora lì.
Due ore alla fine delle quali il presidente dell'Antimafia Nicola Morra dichiara di essere "esterrefatto". Perché Romano - la cui audizione proseguirà mercoledì alle 20 - non solo ammette "il grave errore compiuto dal mio ufficio" sul caso di Pasquale Zagaria, il camorrista messo ai domiciliari dal tribunale di sorveglianza di Sassari dopo la mancata risposta del Dap su un ospedale che potesse ospitarlo ma lasciandolo nel circuito carcerario.
Ma soprattutto Romano ricostruisce la storia della circolare del 21 marzo indirizzata ai provveditori e direttori delle carceri, i quali a loro volta dovevano segnalare ai magistrati di sorveglianza i detenuti con patologie gravi e quelli over 70. Romano minimizza: "Era una mera segnalazione, non c'era nessun riferimento di sorta alla detenzione domiciliare umanitaria". E ancora: "Dire che la circolare è uguale alle scarcerazioni è un messaggio sbagliato".
"Basentini e Bonafede sapevano" - È il passaggio clou della minuziosa ricostruzione di Romano. Che però gioca su tre puntelli. Il primo: tutto nasce dall'allarme dei magistrati di sorveglianza. Il secondo: gli stessi magistrati, già prima della circolare, stavano scarcerando per via del Covid. Il terzo: il capo del Dap Francesco Basentini dà l'ok alla necessità di segnalare i detenuti con patologie e lo stesso Romano avverte la segreteria del ministro.
La relazione su quei tre giorni - Romano legge la sua minuziosa relazione. Racconta: "Il 17 marzo alle 7.42 mando una mail al capo di gabinetto del ministro Baldi e a Basentini parlando delle patologie di cui ho già parlato con il nostro virologo, richiamo la giurisprudenza, dico di valutare e di parlare con il ministro e con il capo dell'ufficio legislativo. Alle 14 Baldi dice che l'ha passata a Salvadori, il capo della segreteria del ministro". Siamo al 18 marzo, quando Romano scrive al virologo Giulio Starnini "per porre il problema".
Il film prosegue: "Il 19 marzo mando una mail a Basentini per formalizzare l'elenco delle patologie, ipotizzo di mandare un quesito all'Istituto superiore sanità. Della questione si parla sulla lista dei magistrati di sorveglianza. Ipotizzo anche una verifica con la Cedu". Romano elenca varie misure possibili, dal permesso premio per 45 giorni, alla detenzione umanitaria per gli over 60 e per i malati psichici. Siamo al 19 marzo, quando alle 18 e 17 si materializza l'ipotesi "di una call con Bonafede, il presidente dell'Anm Poniz, quello dei magistrati di sorveglianza Fiorillo, le presidenti dei tribunali di sorveglianza di Milano Di Rosa e di Brescia Lazzaroni sul tema Covid e detenzione".
La bozza della circolare e il via libera - Romano racconta ancora dello "scambio di opinioni con Basentini su una bozza che contiene anche l'ipotesi della detenzione umanitaria", che sarebbe stata, "quella forse sì troppo avanti". Alle 14 e 23 Basentini la definisce "ottima". Alle 17 e 11 sempre Basentini aggiunge "aspettiamo la call". Nel frattempo De Rosa e Lazzaroni, anche loro in call, "confermano la drammaticità della situazione". Il 20 marzo alle 21 e 23 Salvadori, il capo della segretaria di Bonafede, parla di una "utile nota asciugata come detto". Quindi, chiosa Romano, una "mera segnalazione", senza riferimenti alla detenzione umanitaria. Il 21, alle 8 e 31, Romano scrive a Basentini "allora procediamo?". Alle 10 e 09 Basentini risponde con un "per me va benissimo".
La circolare viene firmata dal funzionario di turno Assunta Borzacchiello perché Romano, che è arrivato a fine febbraio al Dap, ha avuto un contatto Covid, è rimasto in casa senza firma digitale, ed è tornato solo il 24 marzo. Il 26 marzo, racconta infine Romano, Salvadori "mi chiede se la circolare fosse stata mandata".
Aggiunge: "In seguito, in una data che non ricordo, il ministro espresse apprezzamento per l'iniziativa". Romano ricorda infine che il primo di aprile il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi "aveva affrontato la questione, scrivendo che lo stato di sovraffollamento consiglia il monitoraggio delle detenzioni preventive e suggeriva di passare agli arresti domiciliari".










