di Mario Di Vito
Il Manifesto, 9 maggio 2026
Il palestinese arrestato lo scorso dicembre nell’ambito dell’inchiesta che tra gli altri ha coinvolto il presidente dell’Associazione Palestinesi in Italia Hannoun. Un’istanza alla procura di Genova per consentire a Ryad Abustanji, arrestato lo scorso dicembre con l’accusa di finanziare Hamas nell’ambito dell’inchiesta che tra gli altri ha coinvolto il presidente dell’Associazione Palestinese in Italia Mohammad Hannoun, di accedere alle cure mediche che sin qui gli sono state negate. L’uomo, 60 anni, palestinese, è detenuto nella sezione alta sorveglianza del carcere di Rossano, in Calabria, ed è in condizioni fisiche molto precarie a causa del diabete e di alcuni problemi alla prostata e alle vie urinarie.
Per questo, ormai da due mesi, i suoi avvocati Marina Prosperi e Fausto Gianelli stanno cercando di ottenere per lui la possibilità di una visita medica fuori dal carcere. Cosa che sin qui non è stata mai concessa. La prima richiesta in questo senso era stata avanzata il 3 marzo. Poi, ancora lo scorso 5 maggio, durante un colloquio avvenuto in videoconferenza, Abustanji appariva “confuso” e denunciava di non riuscire più a vedere bene da un occhio.
La pec subito inviata alla direzione del carcere è rimasta senza riscontro nonostante l’urgenza della questione, così come non sono arrivate risposte anche a successive sollecitazioni. Gli avvocati allora si sono rivolti alla garante dei detenuti della Calabria, Giovanna Francesca Russo, per denunciare “le condizioni di estrema necessità del detenuto”. Nessuno, però, ha ancora provveduto ad autorizzare la visita medica in ospedale. Per questo giovedì è arrivata la decisione di rivolgersi direttamente alla procura perché la disponga “con immediatezza”. La settimana scorsa si era recato in visita ai palestinesi detenuti nel carcere di Rossano l’europarlamentare di Avs Mimmo Lucano, che pure aveva segnalato la difficile situazione di Abustanji. “La loro colpa - ha detto poi Lucano all’uscita dalla prigione - è solo quella di essere palestinesi e di voler solidarizzare con il loro popolo, che da 3 anni ormai è vittima di un criminale genocidio ad opera di Israele. La loro detenzione è assurda e inconcepibile, allora sono colpevole anche io del reato di Palestina”.











