Il Giornale, 13 giugno 2021
L'ex terrorista contesta l'isolamento, nel suo settore a Rossano i detenuti sono jihadisti islamici. Sciopero della fame e rifiuto della terapia a oltranza. Anzi "fino alla morte". Cesare Battisti protesta contro le condizioni della sua detenzione nel carcere di Rossano Calabro dove è stato trasferito 9 mesi fa, in seguito a un altro sciopero della fame, contro l'isolamento "di fatto" a cui era costretto nel carcere di Oristano, essendo il solo detenuto classificato As2, ossia Alta Sicurezza 2, riservato ai terroristi.
A Rossano di As2 ce ne sono, ma tutti jihadisti a parte lui. "Qui tutto è predisposto per tenere a bada dei ferventi musulmani", ha scritto l'ex terrorista ricordando che pure il cappellano "ha ignorato le mie richieste di colloquio" perché si tiene alla larga dal cosiddetto "antro Isis". E così di fronte al no del Dap alla nuova richiesta di trasferimento fatta dai suoi legali, Battisti il 2 giugno ha iniziato lo sciopero della fame contro la sua classificazione As2, ritenuta inadeguata visto che i suoi reati risalgono agli anni 70 e che inoltre non garantirebbe rieducazione e reinserimento.
Ecco dunque la lettera in cui Battisti chiede ai suoi cari e "ai compagni" comprensione per la sua "scelta radicale", lamentando di essere stato "spremuto e usato per ogni scopo ignobile del potere" e dicendosi pronto ad andare avanti "fino alla morte".
Che Battisti abbia diritto a essere "rieducato e reinserito" è fuori di dubbio. Ma Battisti, condannato per omicidio, è dietro le sbarre da due anni e mezzo dopo 37 anni di latitanza durante i quali si è sottratto sia ai processi che al carcere. Non è certo colpa dello Stato se gli altri terroristi "italiani" hanno scontato le loro pene mentre lui era latitante.











