sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Antonio Anastasi

Quotidiano del Sud, 30 giugno 2026

La drammatica testimonianza della sorella: “La morte di mio fratello nel carcere di Rossano subito dopo un’iniezione”. Un’iniezione sedativa praticata nel corridoio del carcere per frenare un attacco di panico, poi il decesso improvviso. È attorno al sospetto di una puntura fatale che ruota il giallo della morte di Cataldo De Luca, il detenuto originario di Cirò Marina morto sabato scorso nel penitenziario di Rossano a pochissimi giorni di distanza dalla notifica di una pesante ordinanza di custodia cautelare, che lo indicava come l’esecutore materiale dell’omicidio di Antonio Pugliese, commesso il 7 luglio 2024 nella cella numero 219 del carcere di Catanzaro.

Il retroscena emerge dalla drammatica testimonianza di Vittoria De Luca, la sorella maggiore del detenuto, che rompe il silenzio e lancia accuse pesantissime che poggiano sul racconto corale e disperato filtrato direttamente dall’interno della sezione detentiva. “Non è vero che lo hanno trovato morto in cella. Mio fratello è uscito vivo da lì. Lo hanno ucciso, è un altro caso Cucchi”.

“Era in panico, bastava calmarlo” - Secondo quanto riferito alla donna dalle telefonate di mogli, madri e fidanzate degli altri reclusi, che da ore stanno contattando la famiglia De Luca riportando la stessa versione, tutto sarebbe nato da una crisi claustrofobica dovuta alla canicola estiva.

“Mio fratello era nervoso, in stato di shock e in preda al panico per il caldo soffocante - racconta Vittoria De Luca -. Ha chiesto con insistenza di uscire per l’ora d’aria, ma il tempo era scaduto e non gli hanno aperto. Si è agitato, ha iniziato a rompere delle cose nella cella, a scivolare e a farsi male da solo, graffiandosi alla testa e alla schiena. Le mogli dei detenuti mi hanno garantito che nessuno lo stava picchiando in quel momento: voleva solo respirare, aveva bisogno d’aria”.

L’intervento di sette guardie - Invece di tentare una mediazione, dopo circa due ore di fortissima tensione sarebbe scattato l’intervento. “Sono arrivate sette guardie, lui si è messo a scappare ma lo hanno buttato a terra e immobilizzato nel corridoio. Gli altri detenuti urlavano dalle celle, dicevano che volevano calmarlo loro, imploravano di lasciarlo stare. Invece gli hanno praticato un’iniezione sedativa.

Anzi, tra i familiari c’è chi dice che siano state due iniezioni e che un assistente abbia persino strappato di mano la puntura al medico, perché quest’ultimo era agitato e non riusciva a fargliela mentre Cataldo si muoveva. Mio fratello non si fidava dell’infermeria, diceva sempre che lì dentro c’era solo una pillola per curare tutto. Subito dopo la puntura, si è accasciato ed è diventato viola”. Trasportato d’urgenza in infermeria, ogni tentativo di rianimazione con il defibrillatore si è rivelato inutile.

Sangue sulla testa e sulla schiena - Un particolare inquietante viene aggiunto dalla sorella della vittima, che ha visto il corpo senza vita. “Era pieno di sangue alla testa e alla schiena”. Secondo la testimonianza, non si tratterebbe di lesioni riconducibili a un pestaggio di altri detenuti. “A me le mogli dei detenuti hanno detto che non lo hanno picchiato i compagni di detenzione. Del resto, stava da solo in cella. Lo sentivano mentre si dimenava, si faceva del male, scivolava a terra. Là gli spazi non sono enormi. I detenuti possono anche scambiarsi oggetti o toccarsi da una cella all’altra, da quella di fronte o da quella laterale”.

La protesta dei detenuti - I familiari denunciano anche un pesante cono d’ombra e ritardi incomprensibili nelle comunicazioni ufficiali. “Il dramma è avvenuto nel pomeriggio di sabato, ma a noi nessuno del carcere ha detto nulla. Lo abbiamo saputo solo alle 21 di sera grazie a una telefonata anonima. Mio fratello ha fatto le sue scelte sbagliate nella vita, ma parliamo di un essere umano. In carcere d’estate si impazzisce dal caldo, il Garante lo aveva denunciato mesi fa che le tragedie avvengono tutte con la canicola. Lì dentro non c’è modo di recuperare nessuno”. Intanto, la tensione a Rossano resta altissima: la sezione ha avviato una rivolta pacifica e, in segno di lutto, i detenuti hanno annunciato che per tre giorni rimarranno chiusi nelle celle rifiutando l’ora d’aria.

Indaga il Nic di Catanzaro - Le denunce della famiglia sono ora al vaglio della Procura di Castrovillari. Dall’esposto emerge il pesante sospetto sulla natura di quel farmaco. Era sbagliato il dosaggio o ha causato uno shock anafilattico? Il procuratore di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, ha confermato che sono in corso accertamenti per fare piena luce sul decesso. Le indagini e i rilievi sul campo sono stati delegati al Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria di Catanzaro.

Il legale chiede l’acquisizione di diari clinici e filmati - Dal canto suo, l’avvocato Giovanni Salzano, legale della famiglia De Luca, ha già annunciato la nomina di un proprio consulente tecnico di parte che parteciperà all’esame autoptico. Inoltre, ha formalizzato la richiesta di sequestro della cartella clinica e quella dell’acquisizione di tutti i filmati delle telecamere di sorveglianza della sezione e del corridoio, dove si è consumato il bloccaggio del detenuto. Una cosa è certa: quando il legale ha incontrato, venerdì scorso, in occasione dell’interrogatorio di garanzia, il suo assistito, questi era in buone condizioni di salute.

Il contesto: i segreti dietro le sbarre - La tragica fine di Cataldo De Luca interrompe bruscamente un’indagine che lo vedeva al centro di una dura contrapposizione tra fazioni dietro le sbarre. Anche su questo punto, la sorella offre una versione che ridimensiona l’omicidio Pugliese: “Mio fratello diceva che non voleva ucciderlo. Erano dinamiche carcerarie, Pugliese era alcolizzato, lo ha aggredito e Cataldo ha reagito. Lo hanno fatto in cinque, ma mio fratello si voleva prendere la colpa per tutti”. Nelle carte di quell’ordinanza ormai finita sullo sfondo, i magistrati catanzaresi delineavano invece un quadro torbido, fatto di pestaggi punitivi (come quello ai danni del detenuto lametino Francesco Molinaro, costretto dall’omertà a dichiarare il falso parlando di una “caduta in doccia”), messaggi in codice e minacce incrociate tra i detenuti di Cirò Marina e Crotone per imporre il silenzio.

Attesa per l’autopsia - Un clima di estrema pressione di cui lo stesso De Luca sembrava cosciente, tanto da pronunciare nei colloqui con i parenti una frase che oggi suona come una cupa profezia. “Come cade cade sto pugno di farina… se va male cade su di me perché è giusto così”. Le indagini del Nic dovranno ora verificare punto per punto la corrispondenza tra i diari clinici dell’istituto, i filmati interni e le gravissime accuse lanciate dai familiari. Spetterà al riscontro del medico legale stabilire la verità. E, in particolare, se ci siano collegamenti con un’iniezione letale oppure con quella lunga scia di sangue, segreti e violenze nata dietro le sbarre dei penitenziari calabresi.