di Francesco Campi
Il Gazzettino, 13 gennaio 2021
Ancora preoccupazioni sul piano che vedrebbe "la Casa Circondariale di Rovigo come contenitore di detenuti positivi al Covid provenienti da tutto il Distretto del Triveneto" e la richiesta di un confronto urgenze anche per esaminare tutte le criticità che questo comporta data la situazione della struttura polesana: questo quanto chiedono il coordinatore veneto della Fp Cgil penitenziari Gianpietro Pegoraro e la segretaria regionale della Fp Cgil Franca Vanto in una lettera inviata al presidente della Regione Luca Zaia, all'assessore Manuela Lanzarin, oltre che al garante nazionale dei diritti dei detenuti e al Provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria.
Rischio diffusione - Perché le sbarre non proteggono dal virus. Anzi, le carceri, come comunità di persone costrette a convivere sotto uno stretto tetto e in spazi volutamente angusti, sono un luogo particolarmente fragile per quanto riguarda la diffusione del contagio, come già evidenziato nella prima ondata della pandemia. In questo momento negli istituti penitenziari del Triveneto la situazione sembra complessivamente ancora sotto controllo, con l'ultimo bollettino disponibile, aggiornato al 7 gennaio, che indica la positività di 36 agenti di polizia penitenziaria e di 108 detenuti. Ma, ovviamente, ci sono situazioni diverse, alcune decisamente più critiche, come Venezia e Vicenza.
Unico contagio - Non è il caso, almeno per il momento, del carcere di Rovigo, dove risulta un solo contagio, fra il personale di sorveglianza. Ma la previsione di un utilizzo della casa circondariale rodigina come carcere Covid, con 34 posti per accogliere i positivi da altre carceri nel caso i loro reparti si saturassero, continua a preoccupare la Cgil. Che torna a chiedere chiarimenti sul tema specifico ma anche l'inserimento di operatori e detenuti fra le priorità del piano vaccinale: "In materia di vaccinazioni nelle carceri sottolineano in una lettera che Pegoraro e Vanto hanno inviato chiedendo un incontro, - riteniamo che esse devono essere svolte subito dopo i lavoratori a rischio e alle Rsa, non a settembre come si vocifera: occorre ricordare che le carceri sono polveriere pronte a esplodere in qualsiasi momento, come è successo a marzo a Modena e Bologna e successivamente a Venezia, situazioni da evitare. Come sindacato poniamo al centro del nostro intervento la tutela della persona, sia essa poliziotta che detenuta in quanto entrambe fanno parte, in maniera diversa, della stessa comunità, che è il carcere".
Priorità nei vaccini - A nome della Cgil Pegoraro e Vanto si dicono poi "contrari alla ghettizzazione del carcere, come è stata individuata nel piano operativo per la prevenzione e il contenimento emergenza sanitaria Covid emanato dal Provveditorato in accordo con l'osservatorio Veneto della sanità, che individua nel carcere di Rovigo il luogo in cui inviare detenuti, positivi al Covid classificati media e alta sicurezza, provenienti da altri carceri del Triveneto". Un tema, questo, già sollevato a più riprese. Già a novembre, all'indomani dell'elaborazione del piano operativo del Provveditorato regionale, la Cgil aveva sottolineato come secondo questi indirizzi "i detenuti di altri istituti positivi, se la sezione individuata come isolamento Covid non riesce più a contenerli, vengono trasferiti in base alle classificazioni di pericolosità: per Trento solo detenuti e detenute a media sicurezza, mentre per Rovigo ad alta e media sicurezza", sottolineando le problematiche strutturali, legate alla posizione di questo reparto, vicino a quello dei non positivi e con scale comuni, ma anche l'assenza in carcere di ventilatori polmonari e della mancanza di aree di isolamento nell'ospedale di Rovigo con la conseguente necessità di eventuale piantonamento, oltre che di organico, sia di personale sorveglianza che infermieristico.
Appello al prefetto - Preoccupazioni reiterate in un'accorata nuova richiesta di confronto, inviata il mese scorso anche al prefetto di Rovigo, al sindaco Gaffeo e al dg dell'Ulss, sottoscritta anche dal segretario polesano della Fp Cgil Davide Benazzo.










