di Mattia Tridello
lavoce-nuova.it, 30 settembre 2026
Carcere, carcerati ma soprattutto la visione di chi vi opera all’interno e di chi vi ha trascorso parte del proprio cammino. Sono state una sessantina le persone che hanno partecipato alla serata del convegno organizzato ieri dall’associazione “Nuovi germogli”, con il patrocinio della Fondazione Rovigo Cultura, per poter ascoltare testimonianze che sono diventate pennellate sicure e vive di una condizione umana che a Rovigo trova spazio nell’istituto penale ai margini della città e in quello minorile per il triveneto inaugurato nel dicembre scorso.
“Il carcere è un luogo di sofferenza, questo sia chiaro, è un luogo in cui però c’è tanta possibilità di operare in sinergia tra Stato, enti locali e volontariato” ha spiegato fra Marco Reginato, cappellano del carcere circondariale rodigino, della fraternità cappuccina di Lendinara, aggiungendo: “Molto dipende ovviamente sempre dal direttore, dei rispettivi direttori. Sono loro che dettano i tempi, le modalità e la possibilità di operare concretamente” e molto fa anche lo sguardo della solidarietà che a Rovigo, ha concluso, non manca.
Si tratta si cambiare visione e aprirsi a una conoscenza vera della persona che esula dall’indifferenza per approdare invece nella comprensione senza giudizio ma con apertura, ascolto e dialogo ha poi annotato padre Claudio Santangelo, cappellano del carcere di Tolmezzo. Spazio poi alla voce di Flavio Tromboni, ex detenuto, intervistato dall’avvocato e neo assessore Ezio Conchi, dopo i saluti della presidente dell’associazione, Valeria Toso, e di Gianna Previato, Fondazione Rovigo cultura.









