di Marina Lucchin
Il Gazzettino, 13 aprile 2026
Il Comitato per l’ordine e la sicurezza è chiamato a valutare le criticità dopo la tentata evasione di sabato. Pegoraro (Cgil): “Promesso un carcere modello senza adulti invece sono stati i primi a essere trasferiti: lo avevamo detto”. Dopo la rivolta di sabato al carcere minorile, il caso approda ora sul tavolo della Prefettura. La gestione dell’ordine pubblico e, soprattutto, l’organizzazione interna della struttura saranno al centro del prossimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, chiamato a fare il punto su quanto accaduto e a valutare eventuali correttivi. Il bilancio, al momento, è quello di una sommossa con tentativo di evasione rientrata solo dopo ore di tensione, grazie a una trattativa. Ma a pesare sono le modalità con cui si è arrivati a quel punto, a partire dalla presenza dei cosiddetti “giovani adulti” all’interno di una struttura minorile inaugurata da poche settimane come modello organizzativo.
Cinque detenuti tra i 18 e i 24 anni, trasferiti a fine febbraio dal carcere di Treviso, sono stati i protagonisti dell’episodio. Su un totale di 14 ospiti rappresentano il 35,7%, una quota che, secondo i sindacati, ha inciso sugli equilibri interni.
È su questo aspetto che si concentra la polemica della polizia penitenziaria. “Quando è stato inaugurato in pompa magna il minorile, con i vip della politica regionale e romana, il sottosegretario Andrea Ostellari, l’ex governatore Luca Zaia e il suo successore Alberto Stefani, ci avevano promesso che sarebbe stato un carcere modello e che non sarebbero stati portati i “giovani adulti” - afferma Gianpiero Pegoraro della Cgil - invece sono stati i primi a essere trasferiti qui. Parliamo di cinque su 14 detenuti, il 35,7%. E a nemmeno due mesi dall’arrivo, abbiamo già avuto un episodio così grave. Lo dicevamo che sarebbe stata una situazione difficile, ma nessuno ci ha ascoltato”.
Pegoraro punta il dito anche sulla gestione operativa dell’emergenza. “Per sedare la rivolta sono stati distolti cinque agenti dal carcere per adulti della Tangenziale, lasciandolo scoperto. Esiste il Gio, il gruppo d’intervento operativo, che può intervenire su disposizione del Dipartimento in presenza di eventi critici, e c’è anche il Gir, il gruppo d’intervento regionale. Mi chiedo perché, vista la situazione di sabato, non siano stati attivati”. La questione della dotazione di personale resta uno dei nodi principali. Il tentativo di evasione è maturato nel fine settimana, quando i turni prevedono una presenza ridotta di agenti per garantire i riposi. Una condizione che, secondo le ricostruzioni, sarebbe stata osservata e sfruttata dai detenuti nei giorni precedenti.
“Quello che è accaduto ieri nell’istituto minorile di Rovigo non è un incidente isolato, ma il fallimento annunciato di una gestione amministrativa che sembra aver smarrito la bussola della sicurezza” dichiara in una nota durissima Mimmo Nicotra, presidente nazionale del sindacato Consipe. “È inaccettabile che una struttura inaugurata da appena due mesi diventi teatro di una guerriglia urbana a causa di scelte scellerate -incalza Nicotra. Trasferire soggetti di 24 anni, con profili criminali già consolidati e precedenti di rivolta, in un circuito minorile in fase di trasformazione è una provocazione alla sicurezza pubblica e alla dignità professionale dei nostri agenti. Ci troviamo di fronte all’assurdo normativo di adulti che permangono nei circuiti per minori, destabilizzando l’intero sistema e mettendo a rischio i percorsi rieducativi dei più giovani. Il Consipe non resterà a guardare: chiediamo al Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità una revisione immediata dei protocolli di assegnazione e l’allontanamento immediato dei facinorosi verso circuiti detentivi ordinari. Non si può continuare a colmare le lacune del sistema spostando i problemi da un istituto all’altro, sperando che i colleghi della Polizia Penitenziaria, eroi dimenticati, riescano sempre a fare miracoli a mani nude”.
Sul piano istituzionale, l’episodio impone ora una riflessione più ampia. Il carcere minorile di Rovigo, riqualificato e riaperto da poche settimane, era stato presentato come struttura pilota, destinata a rappresentare un punto di riferimento anche oltre i confini regionali. La rivolta di sabato, con il coinvolgimento di tutte le forze dell’ordine e la chiusura delle strade attorno all’istituto, riporta invece l’attenzione sui profili di sicurezza e sulla gestione quotidiana della struttura. Resta da chiarire se vi siano state criticità organizzative o carenze strutturali che abbiano favorito il tentativo di fuga. I danni all’interno del carcere sono ancora in fase di quantificazione, mentre proseguono le relazioni di servizio per ricostruire nel dettaglio quanto accaduto. Nel frattempo, per i cinque detenuti protagonisti della rivolta è stato disposto il trasferimento in altri istituti, provvedimento che verrà eseguito già oggi. La loro posizione è al vaglio dell’autorità giudiziaria anche in relazione all’ipotesi di reato di evasione.











