di Luca Gigli
Il Gazzettino, 24 novembre 2024
Un anno ancora, forse qualcosa di meno, e la trasformazione della vecchia casa circondariale di via Verdi si concluderà per diventare il carcere minorile previsto. Struttura che ospiterà i minori che sono ospitati al Santa Bona di Treviso. In questi giorni è stato smontato il ponteggio che ha avvolto per lungo tempo la palazzina che dà appunto su via Verdi, quella dell’ingresso alla struttura carceraria e che ospitava gli uffici, cosa che verosimilmente accadrà ancora. Oltre a ciò è stato rifatto il cancello che confinava con il Palazzo di Giustizia, con pure la costruzione di una piccola palazzina dove probabilmente ci saranno impianti tecnici come le caldaie, considerato il tipo di porte sull’esterno che sono state messe, mentre si sta demolendo il vecchio e per decenni non più usato cancello dopo la palazzina uffici, confinante con edifici privati.
C’è molto altro, però, ancora da fare e lo si intravede dalla strada, vale a dire degli alti immobili in costruzione completamente al grezzo, ancora senza nemmeno le capriate dei tetti. Il progetto, come tutte le carceri, è segreto, pertanto non è possibile sapere esattamente come saranno utilizzati e come saranno divisi, dalle stanze dei ragazzi detenuti ai vari servizi.
Quello che si vocifera, appunto, è che ci vorrà un anno scarso almeno per vedere la fine delle opere, che sono in significativo ritardo. L’appalto, infatti, era stato assegnato ancora nel dicembre 2020, ma i lavori erano cominciati il 15 ottobre dell’anno successivo, con una durata prevista di 645 giorni. In sostanza, sarebbero dovuti finire entro il 2023, mentre l’ipotesi circolante è che si arrivi al secondo semestre del prossimo anno, dunque con due di ritardo. Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia, nell’estate del 2023 aveva parlato, non a caso, di un trasferimento dei ragazzi da Treviso a Rovigo nel giro di un paio di anni, verosimilmente nei primi mesi del 2025. In realtà la situazione non depone verso questa ipotesi, come detto.
Nel cantiere, oltretutto, si erano anche avuti dei ritrovamenti archeologici che seppure non abbiano creato gravi rallentamenti, qualche effetto l’hanno avuto. Hanno anche permesso, però, di ritrovare le tracce di un passato del centro storico che altrimenti sarebbero rimaste sottoterra, vale a dire quelle dell’ex convento della Santissima Trinità, che fu sede delle monache agostiniane, risalente al 1400 e demolito all’inizio del 1900 proprio per costruire il carcere.
Sul mantenimento della casa circondariale a struttura di detenzione, si ricorderà, si sono sommate le polemiche rispetto alla decisione venuta da Roma sulla quale il capoluogo non ha avuto potere di parola o forse non ha mosso le carte giuste per spingere verso altre strade, la principale delle quali era di utilizzare tutta l’area per l’ampliamento del Tribunale adiacente, che alla fine dovrebbe nascere al posto dell’ex questura di via Donatoni, ma sul quale al momento nulla si sa nell’iter progettuale.









