di Antonio Andreotti
Corriere del Veneto, 14 settembre 2022
Troppi pochi agenti nella casa circondariale di Rovigo, circa 120 a fronte di 250 detenuti, e il prefetto Clemente Di Nuzzo richiede un potenziamento dell’organico. A “certificarlo” è stato, ieri mattina, il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto da Di Nuzzo e alla presenza del direttore della casa circondariale Salvatore Erminio (a scavalco con Padova). La disamina ha fatto emergere “una situazione - spiega il prefetto - di carenza di personale della polizia penitenziaria rispetto all’attuale classificazione della struttura che ospita un significativo numero di detenuti in regime di alta sorveglianza”. Il prefetto si è impegnato a segnalare la situazione l ministero della Giustizia e al provveditore regionale del Veneto, Trentino e Friuli Venezia Giulia, Maria Milano Franco D’aragona.
La casa circondariale di Rovigo è classificata a bassa sicurezza, eppure ospita detenuti appartenenti a organizzazioni di stampo mafioso. Una situazione che è deflagrata lo scorso 25 agosto quando durante un controllo di routine è stato scoperto l’ingresso abusivo nella struttura di sei cellulari, 10 schede Sim e 90 grammi di hashish. Materiale trovato in due celle dove sono detenuti sei italiani in alta sicurezza. La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per “accesso indebito a dispositivi di comunicazione”.
Le sigle sindacali di polizia penitenziaria rimarcano le problematiche della casa circondariale. Marco Gallo, (Uspp) spiega che a Rovigo “mancano tra i 50 e i 60 agenti. Ora il personale è costretto a straordinari di circa 40 ore al mese, e ferie e riposi sono a rischio. L’uspp ha chiesto che la casa circondariale di Rovigo sia riclassificata come struttura ad alta sicurezza, ma finora senza riscontri”. Per la Cgil, Gianpietro Pegoraro aggiunge: “Va risolta la questione del direttore in pianta stabile, perché da troppi anni non c’è e a Rovigo viene due giorni alla settimana”.










