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Il Gazzettino, 15 ottobre 2025

Il problema del carcere rodigino è con Poste Italiane per quanto riguarda le pratiche civili. “È impossibile notificare ai detenuti le raccomandate perché le Poste non si rendono disponibili a collaborare con il carcere in una modalità tale per cui tutti i detenuti possano ricevere i loro documenti - è l’accusa mossa da Elisabetta Zamparutti, tesoriere di “Nessuno tocchi Caino”. C’è una resistenza da parte delle Poste Italiane per quanto riguarda le pratiche civili. Il postino dà l’irreperibilità da parte del detenuto”.

La questione ha suscitato fin da subito l’interesse dei presenti, così sia Sergio D’Elia che Marco Petternella hanno chiarito: “Il postino pretenderebbe che il detenuto fosse all’entrata per ricevere la posta, il che è impossibile. In altre carceri si organizza un giorno alla settimana nel quale il postino entra nella struttura e consegna la posta ai detenuti. Il postino avrebbe certi obblighi in quanto pubblico ufficiale: verbalizzare l’assenza di un carcerato è un reato”. Questo procedimento può avere ripercussioni inimmaginabili sui carcerati, specie una volta in libertà.

In una seconda fase si è posta l’attenzione sui problemi della struttura rodigina, anche se inferiori rispetto a quelli di altre carceri in giro per l’Italia. La struttura è molto più recente rispetto ad altre, il che porta a non verificarsi certe dinamiche dovute all’usura dello stabilimento. “La qualità degli ambienti è notevole - sottolinea Petternella - ma Rovigo negli anni sta diventando una struttura per detenuti ad alta sicurezza, cosa che in origine non era. Infatti, mancano sia il regime di semilibertà che le case di affettività, spazi dove i carcerati possono avere un colloquio intimo con i propri cari”.

All’esterno, sul grande spazio verde all’interno delle mura, è prevista la costruzione di un padiglione capace di accogliere altri 80 detenuti: “Mi piange il cuore a sentire questa notizia confermata oggi dalla direzione del carcere - afferma D’Elia. Il padiglione verrà costruito all’interno dell’enorme area verde presente tra le mura del carcere, quando era già stato presentato un progetto per la costruzione di una serra. È in progetto, anche se non è ancora stato deliberato, un secondo padiglione speculare”.