di Enrica Pighin
Il Gazzettino, 14 giugno 2026
Panaté e Cooperativa solidarietà hanno unito le forze trovando nella coop Ro.Sa. la concretizzazione tecnica. Una rinascita che viene dal pane, l’imparare eventualmente anche un mestiere per il “dopo”, seguendo un percorso di recupero personale dei detenuti che porta a Rovigo esperienze vissute altrove e che anche vicino sono già famose, come al carcere Due palazzi di Padova. Alla Casa circondariale di Rovigo, dunque, è stato inaugurato il laboratorio dedicato alla produzione di pane e di lievitati artigianali, un progetto che coinvolge Panaté Società benefit e Cooperativa solidarietà, in un percorso condiviso che mira alla collaborazione fra istituzioni, associazioni e territorio. “Condannati a fare cose buone” è il concetto, riuscire a trasformare la detenzione dell’individuo in un processo di crescita nel lavoro, con nuove responsabilità e prospettive nel futuro.
A spiegarlo è stato il comandante della polizia penitenziaria Antonio Zaza, che ha illustrato le attività di risocializzazione attive nell’istituto, fra le quali quella di assemblaggio e di panificazione. “L’obiettivo dei laboratori è restituire dignità alla persona attraverso il lavoro, con mansioni che consentono un graduale reinserimento nella società, come dice l’articolo 27 della Costituzione (“le pene non devono consistere in atti contrari all’umanità e devono vertere alla rieducazione del condannato”, ndr). “Il pane è un alimento semplice, ma la sua preparazione richiede lentezza, pazienza e precisione, proprio come accade con il percorso del detenuto”: con questa similitudine il vice prefetto Valeria Gaspari ha voluto rappresentare il processo di reinserimento del condannato, un lavoro che richiede tempo.
Il laboratorio di assemblaggio è un’iniziativa della Cooperativa sociale Ro.Sa, il cui rappresentante legale è Dario Fabbri che ha espresso l’esperienza maturata. “All’inizio eravamo scettici perché lavorare in un carcere è complesso. I primi tentativi sono stati complicati, abbiamo interagito con persone distanti dai concetti di disciplina e di rispetto degli orari, ma oggi siamo felici di portare avanti un cammino che mira alla riqualificazione del carcerato nella società attraverso una certa autonomia economica e la disciplina che solo il lavoro può assicurare”.
Davide Danni, amministratore delegato di Panaté, si è allacciato evidenziando che “questo traguardo rappresenta il dato di fatto che nessuno riesce a fare qualcosa da solo, ma è il risultato della stretta collaborazione fra associazioni, enti, cooperativa e territorio. Con Panaté cerchiamo di portare fuori un prodotto, il pane, che è frutto di un progetto sostenibile e duraturo”. Danni ha stretto la mano a Stefano Bolognesi di Cooperativa solidarietà a sottolineare l’importanza di inclusione sociale e di sostenibilità economica, due valori di cui si parla molto e che concorrono nella possibilità di garantire il riscatto ai detenuti. “Un errore si può superare”, ha concluso il secondo.
Il pane prodotto dai detenuti nel laboratorio uscirà dal carcere e verrà immesso in commercio, sui banchi dei ristoranti Autogrill. Presente all’incontro era il direttore della nota catena Horeca, Luca D’Alba, polesano. “I lievitati artigianali Panaté sono alla base del marchio Spizzico, presente nei nostri punti di ristorazione, e si tratta di panificati qualitativamente alti che rispecchiano il nostro impegno nella responsabilità sociale, concetto che dobbiamo tenere in conto nei nostri valori aziendali”. A cerimonia conclusa, gli invitati, tra i quali il sindaco Valeria Cittadin e l’onorevole Nadia Romeo, hanno varcato la soglia del penitenziario entrando nella zona di detenzione. Il senso di smarrimento, comune a luoghi come questo, si è placato alla vista dei detenuti con “le mani in pasta”, con il profumo del pane che parla di casa.










